mercoledì 28 maggio 2014

Maggio e la pietra filosofale 2.0

Le mamme corrono sempre. Per definizione, per leggenda, perché è così che funziona.

Hanno un’agenda intasata, isterica, confusa e rigidamente elastica che inizia il 1 settembre, finisce il 30 giugno ed è quinquennale: oggi una mamma sa cosa farà mercoledì 20 ottobre con buona approssimazione.

La mamma e la sua agenda hanno un nemico: il mese di maggio. Se durante l'anno si corre, a maggio la velocità diventa iperbolica: inesorabilmente, inevitabilmente. Nonostante l’agenda sia un capolavoro di perfezione capace di rendere possibile l’impossibile (corso di danza afrocinese alle 3 e scacchi himalayani alle 3:15), maggio è il dissennatore che la devasta con violenza inarrestabile.

Nel mese in cui tutto fiorisce, l’agenda appassisce. Il dissennatore cerca la mamma che crede di avercela fatta e le risucchia la gioia di vivere, la trascina in un baratro caotico e confuso. Solo le migliori sopravvivono:

  • riunioni di fine anno per organizzare la festa di fine anno, per fare il bilancio dell’anno, per valutare come andrà questa fine anno (come deve andare?)
  • riunioni per preparare i lavoretti di fine anno, per raccogliere soldi per le feste e i regali di fine anno (perché prevederli a febbraio è sconveniente), sorteggiare le volontarie che parteciperanno alle attività di fine anno
  • interrogazioni in tutte le materie su tutto il programma – ovviamente quello ministeriale mai affrontato e non quello personalizzato su cui hanno lavorato negli ultimi 10 mesi
  • gite ovunque per tutti dai 3 anni in su dal lunedì alla domenica: dal museo alla corsa campestre, a partire dalle 7 del mattino
  • colloqui individuali con le maestre, le educatrici, i professori e i presidi per valutare i progressi del bambino in questo anno, per tirare le somme di fine anno
  • riunioni in parrocchia per la Comunione, la seconda Comunione, la Cresima e il dopo Cresima. Ritiro spirituale il sabato dalle 8.30 alle 18:30, attività con tutte le famiglie coinvolte (mai meno di 70!) la domenica mattina e cene conclusive infrasettimanali, “entro fine maggio”
  • saggio di danza, di calcio, di musica, di inglese, di scacchi, tutti alle 3 del pomeriggio e possibilmente sovrapposti per tutti i figli della famiglia. Impossibile evitarli pena l’accusa di minare l’autostima del bambino e la marchiatura de “la solita che se la tira e lavora solo lei” impresso dalle altre mamme (per definizione acerrime nemiche/amiche)
  • riunione in ciascuna delle suddette palestre per valutare le prestazioni del giovane atleta e confermare l’iscrizione all'anno successivo – con relativo pagamento dell’intera retta (quando i bambini cambiano idea come le donne le scarpe)
  • partecipazione a giochi vari (per colpa della buon anima di Lady Diana che partecipò – bellissima – a una corsa nei sacchi…mai si dica che non possiamo farlo noi!), mercatini e recite: ho visto bambini del nido declamare a memoria il terzo atto del Re Lear, offrire ai genitori un pastello del Tondo Doni con acclusa poesia di Prevert vergata a mano con pennino d’oca e dedicata spontaneamente alla mamma
  • preparazione di dolci (rigorosamente in casa per non minare l’autostima dei figli, rigorosamente bio e che sembrino quelli della nonna – la mia era un chirurgo e non sapeva cucinare…quindi?) e origami e raccolta di materiale vario: lana di lama del Tibet, corno di elefante del Congo…


Ognuna di queste attività è fissata dalle 2 del pomeriggio afterhour, 24/7 tra il 15 maggio e il 15 giugno; si sovrappone alla normale routine della casa; richiede svariate ore di ferie, la pazienza del capo, un sovrapprezzo della tata, l’elasticità della collega single (cui in primavera è preclusa qualsiasi storia d’amore nuova), l’abbandono del tetto coniugale, l’acquisto di tanto cibo precotto e…un’emorragia di denaro: anticipi, conferme, regali, cibo, pensierini, fiori, etc…

In tutti questi casi la performance delle mamme è rigorosamente valutata dal corpo insegnanti e dalle “altre” mamme e va da sé che il giudizio rimane scolpito nella pietra per il resto del ciclo scolastico: “lei è quella che”.

Personalmente sono agli albori di questa follia e già mi sento stritolata dal sistema e io conto solo su 2 esemplari di nanidagiardino da organizzare. Mi guardo attorno e tremo: gli impegni di cui sopra sono da moltiplicare per tutti i figli presenti in casa a meno che la Pietra Filosofale 2.0 (inconfessabile) sia che ci si spende tanto per i primogeniti lasciando gli altri felicemente abbandonati e salvi dall'isteria collettiva del mese di maggio.

martedì 20 maggio 2014

Aspettare

Ogni giorno aspetto l'autobus seduta su una panchina.
Ogni settimana aspetto Mini che finisca la lezione di nuoto.
Per otto anni ho aspettato che Mini venisse ad abitare la mia pancia.
Per 80 settimane ho aspettato che Mini e poi Micro fossero pronti a guardarmi negli occhi.
Ogni tanto aspetto che il pane sia pronto per entrare o uscire dal forno.
Ogni settimana aspetto la puntata del mio sceneggiato preferito per rilassarmi con Maxi.
Ogni mese aspetto la rata del mutuo.
Ho aspettato l'uscita dei quadri di maturità. Ero già in vacanza, sono rimasta per ore seduta davanti al telefono aspettando che suonasse.
Ho aspettato di sentir chiamare il mio nome il giorno della laurea passeggiando avanti e indietro.
Aspetto il mio turno in posta leggendo un libro.

C'è sempre una coda da fare, qualcosa da aspettare....ogni giorno.

Oggi aspetto la mia mamma.

giovedì 15 maggio 2014

Odissea nello spazio. Ovvero del Caos e della "purga"

Maxi ed io condividiamo un comune sentimento verso gli oggetti: l’animismo. Siamo entrambi convinti che ogni oggetto abbia un percorso, un senso di esistere e facciamo entrambi fatica a separarci da qualsiasi cosa conservi per noi un ricordo. Entrambi. Sempre…o quasi.

Io in realtà passo da legami indissolubili e accumulo compulsivo a momenti di purificazione zen. Periodicamente e senza preavviso mi assale un raptus di staliniana memoria, sento il tintinnio di una campanella: scope e scopine prendono vita, si animano i sacchetti, si aprono i cassetti e…..WWWRROOOOMMM via tutto, piazza pulita!

E così Maxi ha da sempre paura di me: senza preavviso si ritrova circondato dal vuoto cosmico! Ha imparato a nascondere, a inventare spazi a me sconosciuti, a depistare perché la furia della purga non raggiunga e non tocchi oggetti che per lui hanno ancora “vita”.

Purtroppo...da quando insieme a noi anziani abitanti della casa, vivono i nanidagiardino la situazione è precipitata e la mia “purga” periodica non basta più.

Il DNA non mente: Mini è uguale a noi, animista fino al midollo. Conserva e ricorda la genesi di ogni oggetto e sua singola parte. Archivia e controlla periodicamente la presenza di tutte le sue pertinenze, fa l’appello di mostri, macchine e giocattoli…anche delle sorprese degli ovetti di cioccolato. Micro invece accumula e raccatta bambole, peluche e pupazzetti in ogni cantone pubblico o privato e li mette tutti nel letto. Ogni sera procede a un severissimo contrappello a cui devono rispondere tutti…pena strilli, strepiti e indagini da RIS allo scopo di ritrovare la “bambola bella”! Ha per altro la divertente abitudine di riordinare a modo suo: apre un'anta o un cassetto a caso e ci infila quello ha in mano, a sua discrezione: le calze in cucina, il biberon in bagno, i pupazzi tra i miei pigiami.

La vita 2.0 è la fine dell’ordine! E’ anarchia. Guerra, quotidiana e non periodica. Entropia senza ritorno. Caos.

Chi mi legge più spesso sa che il mio cruccio è di abitare in un magazzino. Da qualche tempo poi siamo anche passati di livello: ere preistoriche fa eravamo casa, poi siamo diventati un magazzino lost&found, ora un buco nero! Prima abbiamo perso il “found”, era rimasto solo il “lost”, poi la casa ha sviluppato un potere magnetico: risucchia gli oggetti e non li restituisce più. A breve busseranno alla porta gli organizzatori professionali che seguono le famiglie affette da accumulo compulsivo….finiremo in televisione nei docu-fiction del momento…che ripensandoci potrebbe essere l’inizio di una nuova visibilità mediatica.

I raptus zen che un tempo mi assalivano improvvisi e inaspettati ogni tanto, adesso esplodono come le miccette a capodanno: frequenti, fastidiose, inaspettate. Nel tempo ho affinato subdole doti da stratega: infilo in tasca, senza farmi vedere, oggetti e brandelli di oggetti che autoritariamente e unilateralmente archivio nell’archivio grande, quello definitivo. Se la vittima della mia purga chiede notizie della ruota della macchinina che si era staccata a Natale scorso, del pennarello rinsecchito che mi ha regalato la nonna, della scarpa della bambola che aveva trovato ai giardinetti, del fanale del camioncino che da due anni voleva riattaccare con la colla (e ovviamente se lo ricorda solo oggi)….il mio consiglio per tutti è “cerca bene, sarà nello scatolone sotto il letto” oppure il capolavoro: “dopo lo cerchiamo amore…adesso vuoi vedere i cartoni?”

E’ diabolico, crudele e menzognero lo so, ma non l’ho inventato io: è l'applicazione geniale delle tecniche di distrazione di massa...della mia piccola massa. Ai limiti del genio.

Il problema rimane mio: il lavoro di “mamma” che ho sempre pensato alto e profondo, in questo momento è più simile a quello del pesce pulitore. Ingrato e inversamente proporzionale al suo risultato. Più elimino, più oggetti si ammassano, più si creano spazi più gli oggetti si allargano, più zippo le “cose” più servono spazi in cui archiviarli. Compro sacchi sotto vuoto di ogni dimensione, scatole di ogni misura, faccio scambi e beneficenza, porto in discarica, archivio, infilo, zippo…e poco dopo…..PPPUUUFFFFF è tutto come prima.

E’ Il giorno della marmotta, La storia infinita, un errore di Matrix…aiuto!


E con questa citazione cinematografica confermo la mia volontà di voler andare a vivere sul set di un film dove tutto è finto, ordinato, imbiancato e soprattutto non è di mia competenza….

mercoledì 7 maggio 2014

Celebrando…il giorno prima!

Farti gli auguri domani è facile: è il tuo compleanno! Il quinto.
Stai invecchiando, meraviglioso topomio.

Raccontare quanto sei meraviglioso è sdolcinato, soprattutto adesso che il tuo sorriso si apre su un enorme tunnel vuoto e sei comunque molto bello (no, non è vero, sei brutto ma a noi piaci!). A breve i denti cresceranno giganti e sproporzionati e il tuo musino gli crescerà attorno. Che ridere!

Io voglio celebrare il giorno prima perchè è stato un giorno magnifico: l'ultimo da figlia, l'ultimo da moglie e marito. C'era il sole, faceva caldo e io avevo un pancione così grosso che non mi vedevo i piedi.

Ore 9:00 monitoraggio in Ospedale. Al Sacco. Non sapevo nemmeno esistesse se santamanuela non si fosse trasferita lì (e io l'avrei seguita in capo al mondo). L'ho scoperto con te e ci è piaciuto, vero? Mi ero portata la colazione e la nonna in pectore. Ho sentito il tuo cuoricino e i tuoi calci per una mezz'ora, ho guardato il monitor pensando di essere una donna forte e coraggiosa perchè vedevo un numero aumentare sempre di più e siccome mi avevano detto che erano le contrazioni e io non sentivo niente…giuro ho pensato: sono una roccia (pivella!! ero al 35…di 100!!…aaahhhiiaaa)

Ore 10:30 santamanuela decide di bussare alla tua porta in modo piuttosto….vigoroso ma io ero troppo emozionata per sentire dolore, troppo curiosa di tutte le cose che mi stavano succedendo per pensare seriamente che di lì a breve ci saremmo conosciuti di persona. Averti dentro la pancia era così divertente.

Ore 12:30 siamo tornate a casa, abbiamo fatto la spesa e una passeggiata. Perchè con quel pancione tutti ti devono far passeggiare, mi sentivo sempre una mucca al pascolo! Ho anche cercato di raccontare tutto al tuo papà che però aveva una riunione importante e non rispondeva al telefono. In verità lui te lo aveva detto che aveva la riunione e ti aveva chiesto di non nascere fino a venerdì 8. Tu sei rimasto lì buono buono ad aspettare. Io invece volevo strangolarlo.

Ore 20:30 cena Bernici, perchè no? Volevamo godere del nostro tempo da sposi e abbiamo pensato di farlo in compagnia. L'amico elvetico ha preparato una pasta con la 'nduja, perchè il cibo piccante facilita il travaglio - dice il saggio. La domanda è rimasta nella storia: "vuoi solo dargli fastidio o lo vuoi stanare?". La risposta era nella quantità di 'ndujia che ha sciolto nel sugo. La pasta era lava allo stato puro. L'ho mangiata tutta e anche di gusto ma oggi non lo farei più.

Ore 23:30 a casa per una serata romantica, bollente come la cena. Passione pura. Una notte da ricordare.

Ore 08:00 sul lenzuolo bianco 3 gocce di acqua rosaverde…

Benvenuto al mondo amore mio.

lunedì 5 maggio 2014

A volte basta poco

Ho passato gli ultimi 3 anni a brontolare per la mancanza di privacy, di ordine, di silenzio, di libertà.

Ho passato 8 anni nella faticosa attesa di un bimbo e intanto che aspettavo mi sono goduta marito, amici, tempo, casa; intanto che aspettavo ho anche pensato che quello sarebbe stato il nostro assetto definitivo e mi ci stavo abituando. Tanto ho sofferto la solitudine prima, tanto ho spesso sofferto la folla dopo.

Oggi la somma di Mini e Micro è un’allegra associazione a delinquere di casinisti che ha di fatto incasinato le nostre vite anziane e abitudinarie. Lui è stato un trauma dolce, si è inserito nella nostra vita pigro e tranquillo, accomodandosi come tra morbidi cuscini; lei si è infilata nel nostro terzetto con prepotenza, allegria e confusione, è un terremoto, uno tsunami nei modi di fare e pensare, nel carattere e nell'energia… E’ destabilizzante. Siamo ormai 4 persone che convivono sotto lo stesso tetto ma le loro pertinenze sono enormi, le loro necessità infinite e ci stanno letteralmente schiacciando, mettendo all’angolo, riducendo il nostro spazio a favore del “loro”.

Allo spazio okkupato si è aggiunto il tempo: non ce n’è più, c’è solo il loro. C’è la loro agenda su cui si scrive la nostra. I loro impegni segnati con la biro e i nostri in matita. E dopo lo spazio e il tempo, anche la logistica è saltata: la più banale delle scampagnate richiede una pianificazione strategica militare, da motociclisti essenziali siamo diventati sherpa in pianura.

Fatta questa lunga premessa ne aggiungo una più piccola: Mini e Micro sono rimasti al mare per tutti questi ponti grazie al sapiente gioco del 15 di genitori, nonni e tata: arrivo-io-parti-tu poi arriva-lei-partiamo-noi poi torniamo-noi-partite-voi! In questo andirivieni di gente dalla minuscola casa del mare io e Maxi ci siamo ritrovati a Milano da soli per 3 giorni e 3 notti. LIBERTA'. In una casa che era stata lavata, pulita, stirata e riordinata da manilagraziealcielo in tre giorni di lavoro silenzioso e solitario.

Per prima cosa abbiamo affollato il carnet di ballo di ogni possibilità che sancisse e celebrasse la libertà, eravamo elettrizzati all’idea della prima volta da soli (e con centinaia di km di distanza tra noi e i nanidagiardino) dopo tanto tempo. Abbiamo aperto la porta come due sposini e….silenzio, buio, vuoto, ordine…noia!

Sono rientrata dal lavoro senza fretta, come facevo una volta, ho aperto la porta e….non c’era nessuno ad accogliermi, la casa era esattamente come l’avevo lasciata al mattino, c’era silenzio e ordine. Proprio il silenzio e l’ordine che desideravo tanto ritrovare. Che noia. Ho caricato la lavatrice, sistemato le bollette, ho guardato il telegiornale...senza gridare a mocciosi appiccicosi, senza dividere nani litiganti. Bello sì, piacevole sì, rilassante sì. Noioso.

Siamo rientrati dalla nostra serata a un orario da…giovani. Abbiamo aperto la porta, abbiamo acceso tutte le luci – come non si può più fare quando si torna tardi, passeggiando avanti e indietro tra la camera e il bagno senza precauzioni di luci e rumori. Rilassante. Vuoto.

Ci siamo scoperti a sospirare tutti e due... Ma come? Finalmente soli e adesso ci mancano? Sì, incredibile!
Abbiamo realizzato che il cahiers de doléances alla fine non era così lungo, bastava davvero poco... 

Dopo questi tre giorni depurativi e sicuramente necessari, abbiamo capito che la vita è proprio cambiata.
Noi continueremo a brontolare per il disordine, il caos, la folla, l’anarchia, il rumore, la mancanza di privacy e di libertà. Loro continueranno sempre di più a okkupare il nostro spazio e il nostro tempo e a incasinare la logistica. Continueremo ad aspettare con ansia quei pochi giorni dell’anno in cui saremo soli e ogni volta realizzeremo che basta davvero poco, basta una sola sera in cui si torna a casa e non c’è nessuno e tutto è in ordine per scoprire che…è davvero molto noioso.

mercoledì 16 aprile 2014

Ho incontrato due persone che lavorano sorridendo...

Questo post è un po’ strano, un po’ filosofico, un po’ buonista, un po’ celebrativo.

E’ una storia di buona educazione e rispetto. Al giorno d’oggi (mooolto zia) il lavoro è diventato “freddo”: mail, whatsapp, messaggi sempre più sintetici, poche telefonate, pochi contatti “caldi”, anche nei negozi (quando non sono virtuali) diventa sempre più difficile trovare calore. Al giorno d’oggi (sempre più zia!) i tanti strumenti cosiddetti social danno a tanti il potere un po’ anti-social di brontolare e protestare!

Io ho deciso di usare il mio spazio per premiare. Perché no?

Io che rientro nella categoria dei lavoratori “comodi”: scrivania, computer, telefono, poltrona, nessun contatto diretto con il pubblico, ho conosciuto 2 persone che fanno un lavoro anni luce lontano dal mio. 

Lavorano in un posto scomodo, esposto alle intemperie, in una baracca prefabbricata, a contatto con il pubblico (e non esattamente quello che entra da Gucci), con un tutone catarifrangente…insomma, un lavoro “brutto”, che loro fanno con un sorriso e con una capacità di accoglienza che fa riflettere. Soprattutto quelli come me che passano di lì e poi tornano al caldo della scrivania.

Li conosco da 5 anni e non so come si chiamano ma quando nel loro “ufficio” li trovo sempre: il 27 dicembre alle 5, il 2 agosto alle 11, la domenica pomeriggio….sempre sorridenti e accoglienti.

Io che parlo quella strana lingua che non è italiano e non è inglese, quella che parliamo oggi…noi gente di “business”, userei un sacco di paroloni per dire che hanno attitudini di problem solver, uno spiccato orientamento al cliente esterno; capacità comunicativa, attitudini relazionali e di ascolto, per dire che sono due persone concrete, corrette, solide e rispettose del loro lavoro e del loro “cliente”. Doti oggi decisamente rare anche in boutique blasonate.

Chi sono?

Due addetti all'accoglienza della ricicleria AMSA di Muggiano a Milano.

Sorpresa, vero? Da quando per motivi vari abbiamo chiuso case di famiglia, svuotato armadi, censito ricordi, scelto quali pezzi di vita meritavano di restare e quali di passare all'archivio "grande”, io e lanonnamenomalechec’è, con la nostra anima ecologica (che io ho ereditato da lei) e una faticosa tendenza animista e accumulatrice, periodicamente troviamo il coraggio di eliminare definitivamente qualcosa. Attività per altro catartica perché lanciare un piatto laddove si è autorizzati a farlo...non ha prezzo!

E così partiamo con il baule carico di una miscellanea di materiali e di oggetti. Andiamo fino a Muggiano perché ci sono loro due: un omone grande e grosso con un sorriso gentile e una signora riccissima e premurosa. Verificano, aiutano, spiegano, rispondono a ogni domanda.

Una volta ci sono andata con Mini, volevo che capisse il valore del riciclo. Abbiamo trovato “la signora riccia” che gli ha spiegato cosa sarebbe successo del cartone che aveva appena lanciato. Con pazienza e con un sorriso. Sorriso dedicato a chiunque entri da quel cancello, a ogni ora del giorno, ogni giorno dell’anno.

Pensavo fosse un caso e invece è sempre così. Nel mio lavoro si parlerebbe di endorsment, di attività motivazionale. Sì, ho scritto all’AMSA ma ho deciso che non basta e ho voluto raccontare questa storia di eccezionale rispetto per il lavoro di due persone eccezionali.

Non ho mai chiesto il loro nome, non ci ho mai pensato. Ci parliamo con educato e caldo distacco che purtroppo sta passando di moda. In un’epoca così sbragata, scomposta, maleducata, arrivista in cui tutti devono fare l’AD di Ferrari altrimenti non è “dignitoso”, due persone che lavorano con questa disposizione di animo in condizioni così particolari, meritano un riconoscimento e tanto tanto tanto rispetto.

venerdì 11 aprile 2014

6 settimane di silenzio...per stare con "LUI"

Finito! Missione compiuta! Obbiettivo raggiunto!

Non ci credevo, più volte ho pensato di lasciar perdere, di rinunciare, di alzare bandiera bianca. Non l’ho fatto, non ho mollato e sono arrivata alla fine. E adesso lo posso dire: è bellissimo.

Ha occupato sere, notti – non tutte e non consecutive, per questo ci è voluto più tempo del previsto - ha occupato la mia mente, l’ha invasa per svuotarla, per liberarla. Ha alleggerito pensieri e preoccupazioni. Ha portato serenità, ordine e silenzio. Lui è stato il mio compagno in queste settimane, l’unico capace di placare un momento un po’ intenso.

Solo lui e nessun altro è riuscito a mettere ordine nell’entropia, nel caos dei miei pensieri. Lui che E’ caos che diventa ordine. E adesso io e lui siamo arrivati alla fine del nostro viaggio insieme. Domani ci lasceremo per incontrarci in un altro momento della vita. Lui, un puzzle da 4000 pezzi!

L’avevo chiesto a Babbo Natale e lui ha esaudito il mio desiderio. Mi piace fare i puzzle. Da ragazzina li facevo con loziobarbuto dal giorno di Santo Stefano per tutte le vacanze di Natale, sul tavolino davanti alla tv…sempre più grandi, sempre più complicati. Adesso volevo provarlo più grande ancora, più complicato, travolgente. E’ arrivato.

E’ stata dura. Più del previsto ma sono arrivata in fondo. E’ stato un viaggio zen. Un modo per uscire dal caos e cercare…e trovare…l’ordine di cui avevo bisogno. Ognuno di quei pezzettini ha il suo posto, non uno a caso. Uno suo, specifico, unico, univoco, indiscutibile. Ogni pezzo risponde a una regola, tutti insieme compongono un’immagine. Ogni pezzo è una parte del tutto. Da solo non ha senso, insieme agli altri ne ha moltissimo.

Guardarli, dividerli, sceglierli, cercarli, studiarli. Dare logica al caos, dare priorità, creare un processo, aiutare i pezzettini a ritrovare il loro posto. Con calma, senza fretta. Guardare un pezzettino, leggerlo, capirlo, accompagnarlo al posto giusto, il suo. In silenzio, da sola.

In queste settimane ci sono stati anche risvolti negativi: il tavolo della sala da pranzo okkupato da lui e da me con evidente limitazione alla vita sociale solitamente gaudente e luculliana di casa Maxi; il filo di terrore che ho dovuto alzare attorno al tavolo perché - soprattutto all’inizio - il puzzle è fragile: quella montagna di pezzettini è in pericolo costante; il sonno perduto perché appena il resto della casa spegneva le sue voci, io correvo da lui che mi accoglieva quieto e disponibile; il diario abbandonato solo e vuoto perchè la sera avevo occhi solo per lui. Il richiamo è stato sempre irresistibile. Il silenzio e la concentrazione su un lavoro manuale mi accompagnavano a uno stato di rilassamento e benessere tali che interrompere è sempre stato un sforzo. Soprattutto perché non sapevo mai quando avrei ritrovato lo stesso tempo, lo stesso spazio. Abbiamo passato insieme molte ore e adesso che è finita mi mancherà.

No, non lo incornicio, non lo appendo. Lo smonto. Non lo metto in mostra. E’ mio, è la mia fatica, il mio orgoglio, la mia spa privata. Lo rimetto nella scatola, vicino agli altri. Ne ho almeno 5 – 2000, 3000 pezzi – che riapro ogni anno. Apro la scatola e inizia l’avventura. Nessuna sfidante come questa. Tranne quello da 32.000 pezzi per cui mi sto attrezzando.

Quest’anno ho aspettato la sera perfetta e quando l’ho trovata ho dato inizio alla mia “second life”. Adesso mi sento un po’ più sola ma molto felice per aver vinto la mia sfida e per essere tornata da Veronilla che, come sempre quando l'abbandono, mi è mancata tantissimo.



PS tra i commenti a un blog che leggo con passione, ho trovato questo. Riconosco ogni singola parola. Lo condivido con voi perché racconta perfettamente tutto quello che succede quando si apre la scatola di un mega puzzle: #41 - laperfezionestanca
I puzzle fanno parte di un gruppo di attività come il lavoro a maglia, cucinare e fare giochini scemi e ripetitivi: [...[ ZEN.
Queste attività vengono accomunate dal fatto che impegnano le mani e una delle sfoglie di cipolla del cervello. Il resto in sottofondo lavora per risolvere altri problemi, quelli importanti, ma senza che tu te ne accorga. Solo va fatto nel modo giusto. Posso illustrare? Attenzione, devi leggere lentamente, un respiro per ogni punto.
Bene. Hai un tavolo. I pezzi. Guardali. Senza pensare. Niente e nessun pensiero. Silenzio. Guarda i pezzi.
Ora fatti un’idea dei gruppi di colori in cui i pezzi possono essere divisi. Prendi delle ciotole e dividi i pezzi per colore. Sempre senza pensare. Guarda i pezzi. Conoscili.
Indipendentemente dai colori raccogli a parte i pezzi dei bordi. Guarda i pezzi. Nessun pensiero. Guarda la scatola con la figura. Niente stress. Niente tempo. Guarda i pezzi del bordo. Guarda la figura.
All’improvviso vedrai che un pezzo va in un punto e le mani lo mettono a posto. Guarda i pezzi. Guarda gli incastri. Guarda la figura.
Quando avrai composto i bordi cerca un colore che puoi comporre, una parte significativa. E riparti dal punto. Non porti obiettivi. L’attività ha come solo fine l’attività stessa.
Attività ZEN, bellissima, produttiva, rilassante. La parte migliore è il processo. Finire è poco importante. Il premio è l’attività.
Amo i puzzle, amo cucinare, amo tutte le attività zen. Alla fine non sei più stressato, sei nuovo e pieno di energia in più e hai il sorriso sulle labbra. Come me ora solo a pensarci. […]