venerdì 13 febbraio 2015

Di peli e di corse

Ogni mattina in Africa, quando sorge il sole, una gazzella si sveglia e sa che dovrà correre…etc etc

Ogni mattina ovunque, quando sorge il sole, una mammamedia si sveglia e sa che dovrà correre e basta.

Mi spiace per la gazzella, lei deve correre più veloce del leone, il predatore che – se la giornata le dice male – la azzanna alla giugulare. La mamma invece deve correre più veloce di un sacco di predatori che la azzanneranno alla giugulare in ogni caso, non è un'opzione è una certezza: uno a caso o anche tutti! Il nano, i nani, il marito, il capo, la maestra, la cassiera, il cliente, la collega, l’allenatore, l’estetista, il bancario, l’amministratore di condominio, la vicina di casa, il portinaio, una mamma della scuola, un’amica. Mi spiace per la gazzella ma nel peggiore dei suoi casi è finita lì, per la mamma ogni mattina ricomincia tutto daccapo. Stessa mamma, stessi nemici in una perversa revisione del Giorno della Marmotta.

Con una crudele postilla: ogni mattina, quando sorge il sole una mammamedia si sveglia e sa che è già in ritardo e non importa a che ora è suonata la sveglia, lei è in ritardo comunque. Sarebbe in ritardo anche se fosse già pronta quando suona la sveglia del resto della famiglia, anche se la sera prima ha studiato il suo percorso come un generale una missione militare! E' tutto inutile, suona la sveglia e lei è in ritardo!

Ecco…più che a una gazzella che si sveglia e corre comunque leggiadra, leggera ed elegante, la mammamedia si sveglia e corre come Forrest Gump…inseguita da una folla urlante.

Mi confesso: anche io inseguo mia mamma con la stessa caparbietà di …anta anni fa! Mi rendo conto che lo scopo nella mia vita di figlia è rincorrerla, anche oggi che lei è più lenta di me – e mi risento se la raggiungo! Sia io che lo zio barbuto la inseguiamo come e se avessimo ancora 5 anni. Il che mi fa assolutamente mal pensare riguardo il mio futuro di gazzella in sovrappeso. E alza velo sulla realtà: le mamme sono tutte runner anche quelle senza l’ipod.

Tutti hanno bisogno di qualcosa dalla mamma, ogni momento è buono per fare una richiesta da evadersi ovviamente in tempo reale e tutte richieste che la mammamedia non aveva previsto nemmeno nel peggior ruolino di marcia.

In realtà la scia di richieste perentorie e assertive mischiate di malcelato rimprovero insegue la poveretta per tutta la giornata: si parte con un vogliol’acqua per continuare con hadimenticatolebavaglie, nonhafirmatoilmodulo, bigliettoprego, ha10centesimi, midaileslide, micomprilecalze, mipaghiletasse, mivieniaprendere, miportidaric, mifaiilrisotto, mifailecoccole, midail’acqua! Perchè la giornata perfetta si apre e si chiude con un sorso d'acqua.

La vera professionista è quella che dribla le domande e con una “finta di corpo” schiva almeno il modulo e le bavaglie, arriva in ufficio per prima, consegna le slide, esce a pranzo millantando un impegno e si “insiringa” dall’estetista del piano di sotto (c’è sempre un’estetista “al piano di sotto”…è il segreto che accomuna tutte le donne) per un “instant makeover” salva giornata: la ceretta ai baffi o la remise en forme delle sopracciglia. Questo il vero “rescue remedy” della mamma 2.0: l’estetista a velocità warp. In una nota catena di profumerie c’è un piano dedicato alle sopracciglia: sedie ergonomiche, luci, divanetti, musica in sottofondo e ambiente pink lady; si entra con lo sguardo di Elio e dopo 20' minuti di cerette, pinzette, tinta, piega e trucco si esce novelle cerbiatte. Ecco dove vanno le mammemedie durante l’ora di pranzo! E’ finita l’era dell’aerobica che ti fa sudare e correre e saltare, a quello ci pensano gli scatenati nanidagiardino. Adesso è il momento delle sopracciglia, il vero zen 2.0


E come la gazzella si nasconde dietro un cespuglio, la mammamedia si nasconde dietro le sopracciglia. Più sono cespugliose, più lei è stanca. Le sopracciglia sono il termometro dello stato di salute di una donna 2.0 ed è un segreto condiviso solo tra donne. Il maritomedio non si accorge di nulla, nemmeno se lei esce di casa maria addolorata e rientra soldato jane ma lei sa, sa che le cerette, i tagli le servono per l’autostima (sono sempre catartici) e per l’aerodinamica: senza peli corre più veloce!

lunedì 9 febbraio 2015

A te che hai 3 anni e una vita intensa

A te che sei calda come il sorriso che spalanchi a chi ami,  dura come il ghiaccio dei tuoi occhi, prolissa come la figlia che merito, arrogante come il rango imperiale del tuo nome, prepotente come un bulldog, materna come una fiera, dolce come una madonna del rinascimento.

A te che sei il mio punto di caduta, il mio tallone di Achille, la mia polena, il mio ariete da sfondamento.

A te che sei ritrosa e schiva in pubblico. Tu non vuoi essere richiamata sul proscenio, non sei la scimmietta del cantastorie, tu il pubblico lo vuoi dirigere, gestire come una diva consumata. Tu non stai suol palcoscenico, lo occupi.

A te che sei una strillona da fumetto dell’ ‘800, quello che vuoi lo pretendi, non lo chiedi. Tutto, anche l’affetto.

A te che hai voluto l’indipendenza dal pannolino e te la sei presa con i tuoi modi bruschi e svelti in poco più di 2 ore: nessun trauma, nessun passaggio, nessuna esitazione e...via, tutto il resto non è nemmeno noia…è cosa “da bambini piccoli”.

A te che hai un solo zenith nella vita: tuo fratello. La sua parola per te è Verbo. 

A te che hai una tua famiglia immaginaria – i bambini hanno “un amico", tu un’itera famiglia: mamma, papà, sorellina, nonna, cane, gatto e 3 bambini nella pancia (di cui una di 6 anni e uno mio fratello, tuo zio, un bestione da 1 metro e ottanta e svariate decine di chili).

A te che pranzi e ceni in piedi sulla tua sedia tenendo conferenze sui massimi sistemi perché “solo chi alza la mano può parlare ma non adesso”, per poi mangiare composta e silenziosa quando siamo al ristorante (dove noi passiamo il tempo nel puro terrore dei tuoi exploit).

A te che usi le lacrime con un’abilità teatrale che piegherebbe Maria Montessori.

A te che hai grinta da leonessa, occhi da tigre siberiana, sorriso da mantide per tenere in pugno anche il più scaltro tra i tuoi interlocutori.

A te che mi svegli di notte urlando: “maaammmmaaaa” alle 3.28 del mattino solo per avere dell’acqua - che è accanto al tuo cuscino - e mi lasci sveglia, con le palpitazioni e la caviglia slogata perché per correre a zittirti sono scivolata. Tutte le notti.

A te che ti siedi sulle nostre ginocchia appena ci trovi seduti ovunque e comunque e non c’è forza umana o divina che ti convinca a sederti accanto a noi. Il tuo posto è sopra di noi, da sempre, e su questo ci dovremo lavorare quando non sarà più solo una questione fisica (temo).

A te che usi la lentezza per il gusto perverso di esasperare, per ottenere la scorciatoia a un impasse noiosa (vestirti, mangiare, camminare, riordinare) e la velocità per soddisfare la sconfinata curiosità che ti brucia dentro.

A te che ci congedi con classe regale: “puoi andare adesso” con allegato gesto ieratico della mano.

A te che hai la visione del mondo perfetta: rosa e tuo! Nel tuo mondo non ci sono segreti, zone d’ombra, cassetti chiusi e colori non appropriati.

A te che se avessi 20 anni e vivessi a Parigi in un monolocale sulla Rive Gauche saresti una donna glamour con il mondo ai tuoi piedi e invece per ora vivi a Milano e hai mamma e papà ai tuoi piedi.

A te che sei oggi tutto ciò che ti auguro di essere domani.


A te che ho l’onore di vederti trasformare ogni giorno in una donna meravigliosa, tanti auguri amore mio. Tanti auguri per i tuoi 3 anni che ogni tanto sembrano 33.

mercoledì 28 gennaio 2015

Mamma o Mamme?

MAMMA è la più bella parola del mondo, in tutte le lingue. Ha un sapore rotondo, un significato profondo, un carico di emozioni uguali e contrarie, tutte esasperate.

MAMME non è il plurale di mamma, è il nome collettivo di un branco di donne assatanate e competitive, in perenne e costante polemica con il mondo: le maestre, il pediatra, l’amica, la vicina, il sindaco, l’assessore, il premier, il papa, il marito della sorella, la cugina di mia nonna.

E quindi mi attanaglia una domanda: “le mamme” – il branco – fanno bene o fanno danni?

La domanda è ovviamente provocatoria ma non troppo. Va da sé che la mamma (singolare) fa e vuole e spera, sogna, cerca e combatte solo e soltanto per il bene di suo figlio (magari in modo patologico, ossessivo e oppressivo e autoritario, cosa che lei non sa e scoprirà quando il pargolo andrà a coltivare banane nella tundra in una capanna senza telefono, abbandonando gli studi in quel collegio esclusivo dove lei si era iscritta con lui)!

Alcuni ultimi accadimenti e la prospettiva del doppio cambio da nido/materna a materna/elementare, in un mondo super connesso e competitivo, hanno suscitato domande epocali:

Qual è il limite tra fare del bene o soffocare i figli? Tra essere informata e intromettersi, tra sapere e controllare, tra essere mamma ed essere una-delle-mamme?

Senza voler fare un’analisi di pedagogia e men che meno del lato oscuro della Forza mammesca, né scadere in un'analisi dello stato della mia Forza, ho concluso quanto segue:

  • Non so cosa succede ogni singolo giorno nelle loro classi: se hanno freddo o caldo, se le maestre aprono le finestre o meno, se si lavano i denti dopo pranzo o le mani prima di pranzo, se mettono le scarpe sul divanetto della classe, se dormono con la coperta o senza, non so quanti soldi ha la cassa, non so per cosa li spendono. A ognuno il suo lavoro: ho delegato alla rappresentante di classe e e a insegnanti che hanno ripagato la mia fiducia e questo mi basta. Se e quando ci saranno delle motivazioni (di contenuto) allora penserò se e come intervenire
  • Non leggo il menù delle scuole e non cucino come da suggerimenti (non ho motivi clinici per farlo per fortuna), atteso che non mangiano junk food e non bevono oransoda tutti i giorni, ho la coscienza a posto. Ho delegato il controllo alla commissione mensa e mi fido
  • Non conosco i nomi di tutti i compagni di classe, delle loro mamme e dei loro papà, il lavoro che fanno e dove abitano, dove vanno in vacanza e se hanno la colf. Non sopporto i messaggini serali nel gruppo classe su whatsapp: "buonanotte mamme, tutte insieme siamo fortissime", nè ringrazio la rappresentante perchè manda un avviso: siamo in 24, se tutti ringraziano è la fine (chi ha 5 figli con 25 bambini per classe riceve mediamente - per aver saputo che mangiano il minestrone - 100 messaggi "grazie mille" (con faccine)! A Milano si dice "Anche no"! 
  • Lavoro full time, delego i nanidagiardino e sono molto serena. Ci sarà un tempo in cui dovrò cambiare i miei orari ma non è questo il momento. Sono affidati ai nonni e a una supertata che è un incrocio tra un supereroe e tatalucia. Dormo tra due guanciali e così il mio capo
  • Sono decisionista e spesso sembro un carroarmato. Lo spazio per il dibattito è quello consentito a dei bambini non in età pre-scolare: vedere Peppa Pig o Superman
  • Non lascio ai miei nanidagiardino la responsabilità di decidere come organizzare spazio e tempo (la tata, la nanna, la tv, gli inviti a cena, il menù). Ci sarà un tempo per ogni cosa. Oggi alla loro età voglio che gestiscano solo ciò che possono portare fino a termine: vestirsi da soli, affrancarsi (e ovviamente affrancarmi) dall'accudimento spinto
A occhio e croce sono dannosa per indifferenza.

Le mamme (plurale), in branco, diventano interventiste polemiche e impiccione, soffocano figli, mariti, maestre e pediatri. Se poi il branco incontra la tecnologia social è la fine di tutto: la condivisione diventa religione, il gruppo classe un reality aggiornato in tempo reale.

La scuola si avvicina e io non sono abbastanza diplomatica, i miei primi 6 anni nel comparto scuola hanno visto l'avvio di modi di comunicazione sempre più immediati e invadenti e ho paura di me stessa. So di non poter resistere al richiamo del lato oscuro della Forza, la voglia di entrare nell'arena della polemica diventa fortissima al messaggio n.300 e so che cederei. Ho un brutto carattere, da sempre, ci tengo molto e sono troppo vecchia per diventare mite. Ad oggi guardo mamme (poche e selezionate) di cui ammiro la capacità zen, l’attitudine alla gestione del contraddittorio di massa, la tenacia con cui in gruppo risolvono cause che il singolo non avrebbe la forza e i numeri per contrastare...questa stessa forza ha un lato oscuro che tende spesso a prevalere

Al momento credo che resterò nell'ombra, manderò avanti un mio Avatar per testare il terreno per evitare di cadere nel tranello della vis polemica delle MAMME.

A me piace ancora tanto essere MAMMA

lunedì 19 gennaio 2015

La guerra delle grucce

In queste ultime settimane sto facendo la massaia a tempo pieno, la mamma a tempo pieno, l'impiegata a tempo pieno e ovviamente la moglie a tempo parziale (pechè qualcuno deve pur avere pazienza). L'agenda più complessa è quella della casa e delle sue necessità e soprattutto dei suoi bizzarri abitanti. Quando tutti gli umani escono, la casa prende vita - ne sono fermamente convinta - e mentre i calzini vivono una vita infelice, le grucce esprimono una gioia di vivere da cui dovremmo tutti imparare. I calzini si perdono anche se li moltiplichi, gli appendini si moltiplicano anche se li perdi. I calzini si amano ma si lasciano, gli appendini si attanagliano e non si lasciano più.

Gli appendini (grucce, omini, appendiabiti che dir si voglia) sono dissacranti abitanti dei nostri armadi, naturalmente ribelli all'autorità costituita. Un esercito, una falange, una pianta infestante. Si riproducono per partenogenesi in zilioni di esemplari e infestano la casa strangolandola come un’edera. Non si possono sterminare con una spruzzata di veleno, ne basta uno solo nascosto in fondo all'armadio perché in breve si ricrei una massa incomprimibile. 

La guerra contro gli appendini è una mia personale paranoia (tra le tante): voglio un armadio ordinato e immobile come quelli delle riviste e invece è caotico e ribelle per colpa degli appendini! Atteso che potrei usare la mia energia per altre battaglie mi pareva che questa, essendo rivolta a soggetti passivi fosse una vittoria facile. Illusa!

Io sono una e loro sono miliardi e indistruttibili: plastica, legno, ferro - quelli della tintoria che si mimetizzano pensando di passare inosservati - giganti, enormi moloch da armadio o minuscoli e sfuggenti. Da uomo, da donna, da bambino (e ovviamente bambina), imbottiti, di velluto e anche profumati, e anche verticali, con il manico per il bastone alto (ereditati dalla casa dei nonni, in legno, lavorati...praticamente pezzi d’antiquariato), con le spalle preformate da giocatore di rugby, da gonna, da pantalone, da giacca etc, ma i peggiori sono quelli umilianti: da donna grassa e da donna magra, irriverenti!

Sono miliardi e tutti diversi, metterli vicini è un’opera da artista astratto o un dispetto orrendo, si incastrano uno con l’altro e mentre cerchi di dividerli…si sono moltiplicati!

Ammetto la mia psicosi: li odio tutti.

Quando ho avuto il comando su un armadio vergine tutto mio, li ho comprati tutti uguali rigorosamente in legno scuro. Soldatini allineati e coperti perfettamente in ordine e mi sono divertita a vestirli uno per uno. La mia soddisfazione è stata la miccia che li ha accesi. Da quel momento è la ribellione è stata aspra e senza esclusione di colpi, un sabotaggio in piena regola. Sono passati anni, stagioni, cambi degli armadi e anche un trasloco, i miei omini originali sono scomparsi, smaterializzati nell’iperspazio, sono stati scardinati da un esercito di infiltrati variopinti e fastidiosamente disordinati.

Eppure:
-       rifiuto con orrore l’offerta delle solerti commesse di lasciarmi quello del negozio
-       restituisco con ossessiva cadenza quelli della tintoria
-       ogni stagione riprovo a reclutare un nuovo esercito di cloni
-       compro con metodica pazienza omini nuovi  (ossessivamente tutti uguali)

Ad aprile riassetto e riorganizzo il guardaroba in ordine preciso e teutonico con omini tutti uguali e gli infiltrati li butto, per certezza. A Ottobre nell’anta estiva trovo un coacervo di grucce clandestine senza passaporto. Come è successo? Chi li ha fatti entrare?

Avevo trovato un covo di omini abbandonati nello sgabuzzino, in un sacchetto dimenticato e sommerso da altre cianfrusaglie e l’ho anche buttato così com’era. Ieri sera ho trovato nello stesso sgabuzzino e nello stesso posto un nuovo sacco pieno Questa è la dimostrazione che loro si riproducono e che la casa vive di vita proprio e aliena.

Mi chiamo mammamedia 2.0, comandante di un esercito di bambini e dei loro accessori, generale delle legioni della lavatrice, serva leale della lavastoviglie a cui devo la mia libertà. Madre di due nani zozzoni e indomiti, moglie di un maschio italico medio - quindi inutile - e avrò la mia vendetta sugli omini,  in questa vita...per forza. Nelle ante del mio armadio non c'è democrazia.

E' la mia zona d'ombra.

Al netto della mia battaglia semestrale ho un dubbio: non è che forse con gli appendini valgono le stesse logiche pedagogiche da genitore? Invece della repressione, comprensione e dialogo per ottenere più collaborazione, indifferenza per placare la rivolta…non guardarli, dargli importanza, non comprare quelli più belli con cui fare paragoni umilianti. Forse dovrei accogliere e comprendere sperando che prendano la loro strada e se ne vadano a infestare un'altra casa e un'altra massaia disturbata come me.

Siamo a metà stagione, tra qualche settimana la prova della verità….

mercoledì 14 gennaio 2015

In verità ti dico...

In una tranquilla serata da ragazzopadre (mentre la sottoscritta gozzovigliava con le amiche), durante la cena Micro si alza in piedi sulla sua sedia e annuncia assertiva e imperiale:
“Tu non sei il mio papà, sei SOLO il papà di Mini”

“Oh bella!” esclama il basito genitore, incapace di scegliere un pensiero fra i tanti e domanda cautamente: "E chi sarebbe il tuo papà?”

“Non te lo dico...” insiste la piccola imperatrice sempre più imperiosa nella sua affermazione, lasciando il ragazzopadre sempre più perplesso e aprendo una ridda di scenari tra il serio e il faceto.

[…pausa con effetto suspance...]

“...e non lo dico nemmeno alla mamma!” conclude vittoriosa la MiniAttila che vive a casa nostra, alta meno di un metro, con le mani sui fianchi e lo sguardo imperioso come il nome che porta.

Noi genitori - solidi nelle nostre certezze - abbiamo provato a lasciare cadere la delicata questione della sua provenienza, sperando se ne dimenticasse ma così non fu e la piccola malefica romanziera è tornata presto all'attacco dipanando una storia famigliare di fronte a cui il Libro Cuore è una raccolta di comics ma soprattutto sarebbe di grande interesse per i servizi sociali della zona.

Dunque vediamo:

Il suo vero padre si chiama “Telone”, “papàTelone” per l’esattezza, ed è Dottore in un circo spagnolo in giro per il mondo. Sua madre si chiama "Bea", “mammaBea”, anche lei Dottoressa del circo, che al momento vive a Londra con la sorellina, la “piccolaBea”. Quando sono a Milano abitano in Via Frua (chi conosce la zona a questo punto avrà pensato..."però!"), in una casa molto grande in cui possiamo andare anche noi ("se vogliamo") – “ma non adesso perché i suoi genitori non ci sono”.
Al momento il circo è in giro per il mondo e Micro non ha potuto seguire la tournè perché ha “delle cose importanti da fare a Milano”, motivo per il quale è ospite a casa nostra; va da sè che quando torneranno i suoi genitori andrà con loro in Via Frua e noi potremo andare a trovarla.

E fin qui è decisamente inquietante ma in realtà non è tutto, questo romanzo d'appendice si aggiunge al fatto che da più di un anno nella sua pancia vivono: una bambina di nome Giulia - che ha recentemente compiuto 6 anni - con la quale tutti noi siamo chiamati ad avere una relazione amicale e/o genitoriale con lei: sgridala è monella, ha la tosse, vuole un cioccolatino, non le piace la pasta... e da una settimana anche Ciro – il fratello di Giulia! No comment.

E se fin qui la storia strappa sorrisi a metà tra l’ammirazione incondizionata per la fervida fantasia e la scelta degli amici immaginari e lo stupore sospeso per il percorso complesso e arzigogolato con il quale ha costruito personaggi e luoghi, lei - parafrasando Rostand - in fin della licenza…lei tocca:

Liguria, ristorante mediamente popolato: “Eccolo, lui è il mio papà…guardate, lui è il papà Telone” – gelo al nostro e al tavolo dei nostri vicini con seguente risatina isterica degli astanti.
Lombardia, pianerottolo di casa con rimbombo nella tromba delle scale: “Micro, hai salutato il papà?” “Quello non è il mio papà, è il papà di Mini!”

Standing ovation

Quando tutta questa bolla si sgonfierà e lei non ricorderà di aver mai avuto personaggi immaginari popolare la sua testa e la sua pancia sarà diventata grande e noiosa come tutte le femmine ma fino ad allora tutti noi non vediamo l'ora di tornare a casa per ascoltare le ultime avventure di questa sua bizzarra para-famiglia.

to be continued...

mercoledì 17 dicembre 2014

Rivelazioni

In preda a un momento di totale sconforto raggiungo affranta e abbattuta la porta del terzo piano, lì c’è la salvezza…l’abbraccio della Madre, la nonnamenomalechec’è che sicuramente conosce la parola magica che mi restituirà fiducia nel mio futuro di genitore. Lei che è accoglienza pura, saggia, Giusta, equilibrata e conosce bene me e i bambini. Lei, un educatore per carriera e vocazione. Lei che è stata una madre lucida, stabile, giustamente severa, ferma nelle sue posizioni, ci ha trasmesso disciplina, valori e buona educazione sociale e morale. Lei che distribuiva premi con il contagocce attesi e goduti, e punizioni poche ma mirate con la precisione di un cecchino della CIA: adesso e ora e non dopo...niente cioccolato a merenda...ahia che dolore (mentre papà minacciava anni di privazioni che duravano da Natale a Santo Stefano).

Io e lo zio barbuto abbiamo ricevuto un’educazione ferma, gerarchica, solida, sicura.
Sì sì…ho fatto bene, io scorata, con gli occhi pieni di lacrime come Spank, il morale sotto le scarpe suono fiduciosa al loro campanello, so che a breve starò meglio, che avrò ritrovato autostima e autorevolezza.

“Maaaammmaaaa….sono un disastro, la mia vita è un disastro, i nanidagiardino sono dei mostri, dei selvaggi, dei barbari. Sono mercenari di Annibale, sono come la muffa, si insinuano e distruggono, sono delle piante infestanti. Li ho voluti con tutta me stessa ma questi sono il nemico, io volevo dei bambini con cui giocare, condividere, trasmettere storia ed esperienza e invece….abito in un brodo primordiale, non c’è un singolo angolo in casa in cui loro non siano passati e lo abbiano smontato. Aprono, cercano, guardano, controllano, chiedono, domandano, soppesano, si intromettono. E lo fanno ovunque, ho paura a portarli in giro. Non posso più fare niente in casa senza la loro fastidiosa presenza: carico la lavatrice a 6 mani con detersivi che sgocciolano in ogni dove mentre lanciano nel cestello una macchina della polizia sporca di pennarelli o una calza nera nel bucato bianco pronto per il candeggio. Carico la lavapiatti con loro appesi al collo che spostano tutti i piatti sporchi e infilano dentro oggetti non identificati e fanno partire il lavaggio cristalli per le tazze della colazione. Mi trucco con due mostri attaccati alla mano perché “non vedono bene” dove ho messo la matita (sulla guancia ovviamente). Sistemo le bollette con due disturbatori che usano l’evidenziatore giallo per disegnare una macchinina sulla rata del mutuo. Nella libreria ci sono i Puffi come fermalibri, in frigo i Gormiti a fare la guardia a due ovetti kinder, alle pareti tonnellate di fogli colorati a coprire i quadri. La trousse del trucco che ho nella borsa è stata usata per creare un’opera d’arte in un ristorante; il Bimby non ha segreti per loro due, lo smontano e rimontano veloci come Gunny il suo fucile. Non riesco a nascondere niente da nessuna parte perché arriva Schliemann a fare scavi in ogni armadio, passano il tempo a fare Tarzan e Jane arrampicati tra gli scaffali, anche nel controsoffitto...Hanno persino ritrovato quell'orecchino della zia Lina che avevo perso anni fa in casa. Sono ovunque, sono un esercito, sembrano due e invece sono un battaglione di Navy Seals, appaiono, si mimetizzano e scompaiono. Più li contengo più è peggio, mi guardano come se fossi di passaggio in casa. Pensano di vivere sul set di un film di pirati, di avventure…N O N CE LA FACCIO PIU’!”

Risposta del mio saggio, sapiente e severissimo genitore:

“I tuoi figli sono due spiriti liberi, due creativi, due anime ribelli alle convenzioni, alle regole – che conoscono bene e che sanno come e quando rispettare e che quindi non gli interessano. Non puoi arginarli, lasciati trasportare dalla loro creatività. Guarda le ante del tuo vecchio armadio: le hanno colorate con gli acquerelli: con le mani e i pennelli…è un’opera d’arte! Abbiamo giocato con la mia collezione (quarantennale) di saponi di tutti gli alberghi dove siamo stati io e papà, abbiamo usato la mia cassetta degli attrezzi (di cui un professionista sarebbe invidioso) per trasformare il camion dei pompieri in un elicottero smontando le ruote dell’aspirapolvere. Loro sono così, liberi e felici. Fidati, lascia che si esprimano, non tarpargli le ali.”

“MA COME? NON CI CREDO….tu quoque Brutta….è così che me li “curi” ogni giorno? La collezione di saponi? Io e lo ziobarbuto non sapevamo nemmeno esistesse. Le ante del mio armadio? Opera d’arte perché non è a casa mia. A noi avevate comprato un pannello di sughero come unico spazio abitabile delle creazioni artistiche. La scatola degli attrezzi? Era circondata da filo spinato. Ma come è possibile che per noi la storia sia stata così tanto diversa? Voi eravate più severi o noi eravamo più obbedienti, più tranquilli….”

ERAVATE PIU’ NOIOSI.

giovedì 4 dicembre 2014

ARIMO

Capita a volte che nel mezzo del guado invernomilanoscuolalavoro ci voglia una pausa, una di quelle che ci vuole una valigia vera e magari anche un aereo. Ecco…eravamo proprio a quel punto del guado.

E così siamo partiti alla volta di una spiaggia bianca assolata e ventosa a una manciata di minuti di aereo da qui. E’ bastata una telefonata a quel ramo di famiglia che nella spiaggia assolata ci vive tutto l’anno e via!

Prima di partire abbiamo diligentemente formato i nanidagiardino corrompendoli e ricattandoli con i più biechi mezzucci perché si comportassero bene (ed essendo Babbbo Natale alle porte, ricattare un bambino è un gioco da ragazzi) e abbiamo ottenuto il risultato desiderato: due principi della corte d’Inghilterra…irreprensibili (ffiiiuuu). Abbiamo preparato le valigie: troppe e stracariche, secondo le indicazioni meteorologiche dell’amica fidata – di cui ovviamente non ci siamo fidati e siamo morti di caldo e al ritorno abbiamo pagato l’extra bagaglio come succede sempre al ritorno “da giù”. Abbiamo svegliato i bambini all'alba e….”il Comandante vi dà il benvenuto a bordo"…evviva, ecco cosa volevamo: fuggire, staccare i piedi dall'asfalto di Milano, scappare alla velocità di un aereo.

Ed ecco come è andata: siamo atterrati vicino alla spiaggia bianca assolata e ventosa, sotto un cielo azzurro che avevamo dimenticato e ci siamo seduti a tavola, saltando letteralmente per 4 giorni da una all'altra…senza opporre alcuna resistenza.

Maxi ha ritrovato famiglia, amici fratelli, mare e sole ed è rinato alla sua vera natura di maschio italico medio, ha abbandonato prole e moglie al loro destino, si è messo in modalità nonminteressanientediniente e ha dedicato il tuo tempo a svuotare la mente dai lacci e lacciòli della vita di città insieme a una manciata di maschi italici medi felici di rivederlo e condividere cibo, vino e chiacchiere fiume. Sì perché Maxi al Sud….chiacchiera!.

Mini ha passato 4 giorni ubriaco di regali e di abbracci, ha retto con classe a un’agenda matta e forsennata di cene, pranzi e merende e aperitivi e passaggi dalla zia e dalla cugina, lasciandosi trasportare come una medusa. Saggio, astuto e intelligentemente opportunista ci ha messo poco a capire che le zie sono sensibili ai suoi occhioni blu e che lo sguardo languido da bambino milanese stressato era la chiave di volta per avere accesso illimitato a cioccolato e gormiti. E’ stato travolto da 8 bambine alte, basse, grandi e piccole, more e bionde…non rimpiangendo nemmeno per un secondo la mancanza di un altro maschietto in questo affascinante pollaio. Le ha trascinate in corse sfrenate e giochi rumorosi e ha scelto la più bella e la più simpatica con un giudizio piuttosto volatile diverso ogni ora.

Micro ha saltabeccato tra le braccia di tutti impermeabile al cambiamento di abitudini. Ha passato 4 giorni con “le sue amiche” (ipse dixit) correndo come una paperella dietro a bambine più grandi di lei o con le “sue cugine”, due bellissime spilungone adolescenti con un km di capelli…da cui si è fatta fare i codini (N.d.r. Micro ha un taglio da marine ma questo non le ha impedito di fantasticare di boccoli e forcine) e con cui ha condiviso segreti inconfessabili…di già? Ha indossato immediatamente qualsiasi capo di abbigliamento le venisse regalato a patto che fosse rosa, pieno di paillette e molto kitsch con un sorriso da red carpet.

Io ho respirato sole, vento, mare e libertà dalla routine della pessima moglie che sono. Mi sono goduta e stragoduta la colazione in albergo, le cene ovunque, i pranzi da chiunque facendo persino fatica a scegliere dai menù. Mi sono dimenticata di avere un capo che mi vorrebbe accanto ogni volta che mi pensa cioè sempre, una casa, una lavatrice, una vita che sgomita per trovare un posto nella mia agenda, un sacco di scadenze da cui a casa non posso scappare.

Siamo stati in spiaggia a bagnarci i piedi (e le scarpe e le calze e i pantaloni), abbiamo ripulito i nostri verdognoli polmoni milanesi; abbiamo scavato una buca a mani nude e Mini si è lamentato perché non avevamo pensato a portare secchielli e palette!

Ci siamo fatti coccolare dalla bisnonna che a 95 ha più energia di me, ha giocato a “ce l’hai” con i bambini, ha coordinato la preparazione e armato un pranzo per 8 che nemmeno a Natale e ha raccontato storie di epoche estinte catalizzando l’attenzione di tutti con una verve e una sagacia che nemmeno io nelle mie serate migliori. Era a capo della tavola e della famiglia con una grinta che superava dolori e acciacchi dell’età e io che per il raffreddore raduno tutti al mio capezzale!


E siamo tornati alla base, soddisfatti e satolli dopo una pausa dalla solita vita, che siccome la conosciamo ogni tanto è piuttosto noiosa.