mercoledì 20 maggio 2015

Lettera sindacale a tutte le mamme - 1a parte

Gentili mamme tutte

Noi bambini riuniti riteniamo sia giunto il momento di dirvi chiaramente cose che - è evidente - ignorate

Partiamo dai fondamentali: è vero che siamo piccoli, mignon, piccoletti, nanetti ma siamo anche personcine a modo.

Siamo “carini e coccolosi” dal primo momento in cui ci esponete al pubblico e da lì è un fioccare di guanciotte spremute, capelli arruffati, pacche ovunque, mani che toccano e si infilano e pizzicano e tastano. Voi pensate che ricorderemo solo l’affetto, ma al momento la nostra RAM contiene le impronte digitali di tutta la geografia familiare (e non). La panzana della memoria non autorizza a trattare i bambini come dei panetti da pizza.

Da queste riflessioni, il nostro decalogo:

1.   Abbiamo anche noi una bolla spaziale, come la vostra. E’ piccola ma non per questo può essere invasa ogni momento (e senza chiedere il permesso). Lo sappiamo che noi invadiamo la vostra…ma noi siamo cuccioli e voi la nostra tana. Siamo stati appiccicati alla mamma per settimane e non occorre ricordarvi che ci piaceva un sacco stare lì. Restate al vostro posto. Chiedete il permesso di avvicinarvi. Solo la mamma e il papà possono farlo, tutti gli altri restino dentro la loro bolla. Altrimenti non vi lamentate di chi lo fa con voi.

2.   Ci piacciono un sacco i baci della mamma, del papà e quelli dei nonni. In realtà non ci piacciono nemmeno così tanto. Lo sapete che i vostri baci sanno di fumo, di alcol, di peperonata, di birra, del dopobarba del vostro fidanzato (spero) e di giornata in ufficio? Lo sapete che i baci…rompono, sono umidi e appiccicosi. Le vostre guance non sono più tanto giovani e sode, sono molli, hanno la barba, la crema che sa di…crema, il fondotinta e il dopobarba. Per favore non chiamateci ogni 10 secondi per darci i baci, abbiamo altro da fare nella vita. Non chiedeteci baci in continuazione, cercatevi un fidanzato/a.

3.   Non ci arruffate i capelli. Perché dovete arruffare sempre i nostri capelli? Quanto costa a voi il parrucchiere? Se qualcuno vi tocca i capelli voi urlate come delle scimmie ai quattro venti la cifra (folle) che vi è costata la piega e il colpevole finisce sgridato e magari anche in castigo senza cartoni. E allora perché arruffate i nostri? Chiediamo il diritto di avere una chioma intonsa come la vostra. E la nostra costa mediamente 10 euro ogni 4 mesi. Fate due conti.

4.   Oggi siamo piccoli e maneggevoli ma a breve, con tutta la pappa buona che ci costringete a mangiare (la pappa…sentili i laureati a Yale), le attività sportive per cui ci fate girare furiosamente la città a ogni ora del giorno e della notte – saremo dei bestioni muscolosi e cattivi e grossi e imponenti. Quando succederà voi sarete vecchietti senza forze e avrete bisogno di noi per sollevarvi dal divano e scendere le scale. Ecco…ricordatevelo quando ci fate volare, quando ci stritolate togliendoci il fiato, senza un perché, come se fossimo delle palle da pallavolo. Se diciamo basta, vogliamo essere ascoltati. Domani potremmo fare lo stesso con voi. Il rispetto non è a senso unico e non necessariamente solo dal basso verso l’alto solo perché siamo nati dopo e – AL MOMENTO – siamo piccoletti.

5.   Lo sappiamo che ogni 7 anni si cambiano gusti (lo avete raccontato mille volte ridacchiando come adolescenti innamorati), sappiamo che solo adesso mangiate il gorgonzola e solo ieri avete scoperto l’esistenza dei rapanelli. E allora perché noi dobbiamo per forza mangiare la rapa tibetana e i broccoli e i cetrioli e il cavolo verza adesso che abbiamo 5 anni? Non possiamo continuare con la nostra super fantastica pasta al sugo che ci piace tanto oggi e tra due anni vedere come sono cambiati i nostri gusti?

...continua

i prossimi 5 punti a breve, siamo certi - noi bambini - che per oggi basti così

sabato 16 maggio 2015

La vita 1.0

Ci sono persone che hanno il magico dono di cambiarti l’umore – non necessariamente il capo il lunedì mattina. Ci sono attimi che cambiano il corso della giornata, magari anche della vita - non necessariamente l’amore, i figli, la famiglia, qualcosa di più…terreno!

Ad ogni svolta della vita arriva per tutti il momento di “fare ordine” tra le cose e le persone e capita che molte “cose e persone” finiscano archiviate in cassettini della memoria. Chiusi fino a quando sale forte la voglia di guardare dentro “quel” cassetto, quando la nostalgia canaglia ci costringe ad aprirlo e a fare un tuffo nel passato perchè ammettiamolo, siamo qui adesso perché eravamo là ieri. Nel bene e nel male.


Cosa è successo a Tizia, che fine ha fatto Caio, Sempronio si ricorda di me o sono stata solo una meteora nella sua vita. E' la classica domanda esistenziale di una sera d'inverno. La risposta a volte sorprende, a volte delude e tornare indietro è un’arma a doppio taglio: i ricordi e il tempo seguono tortuose vie diverse, la leggendaria acqua che passa sotto i ponti può lavare via lo “sporco” e lucidare un ricordo o lo può ricoprire di fanghiglia. Lasciare un buon ricordo è una scommessa.

Un ex fidanzatino delle medie mi ha ritrovato per lavoro e non si è perso l’occasione di ricordarmi che (alle medie) lo avevo trattato male. So per certo che non è l'unico che non mi manderebbe un mazzo di fiori ma fa parte del gioco della vita. Bisogna avere un po’ le spalle larghe quando si apre un cassetto della memoria. Le emozioni chiuse lì dentro sono personali e indiscutibili…ahimè.

Ogni tanto però la sorpresa è grande, immensa, inaspettata…e il rimbalzo di autostima, la joie de vivre che suscita rivedere, riscoprire, ritrovare qualcuno non ha prezzo. Scoprire di aver lasciato un segno dà senso a ciò che siamo oggi. Sapere che il filo rosso esiste e che è lungo quanto la nostra vita è un'iniezione di sicurezza. La rete di oggi è la linfa vitale ci tiene in piedi ogni giorno. La rete di ieri è la nostra radice, quella da cui tutto è iniziato.

Nell’ultimo anno ma soprattutto nell’ultimo mese ho avuto la fortuna, il privilegio, la gioia di aprire cassetti che contenevano tesori...

Ho ritrovato Alessandra quasi per magia, in una lista di contatti che non era nemmeno mia. Con lei ho diviso il sonno negli anni dell’università: dalla fila per l'immatricolazione, quando ci siamo conosciute, alla corona di alloro quando ci siamo separate. Era il mio faro, il mio nord e io il suo. Abbiamo studiato insieme ogni esame, versato "sangue, fatica, lacrime e sudore" sui libri, trattenuto il fiato in attesa di un voto… condiviso la camera di un collegio in un’estate di studio matto e forsennato e di confessioni, di libertà. In quegli anni in cui tutto doveva ancora ancora inziare. Ci siamo perse quando abbiamo perso il nostro appuntamento quotidiano, quando è iniziata la vita vera. Non ho mai smesso di pensare a lei in questi anni, ho ancora un nostra foto appesa in camera mia a casa dei miei. E’ una delle persone…una decina direi…che hanno influenzato umori e amori di gioventù. Le ho scritto titubante e la risposta è stata un’iniezione di adrenalina: il suo entusiasmo era direttamente proporzionale al mio tentennamento. Vedersi è stato magico, è stato un tuffo nel passato con un piede nel presente. Lei serafica e solida e io "pagnottella" e spanata come allora.

Ho ritrovato Paola sul social blu, l'ho agganciata con reverente timore…era una ragazzina l’ultima volta che l’ho vista, lei e la sua famiglia hanno segnato profondamente la mia vita. E’ stato grandioso leggerla felice del contatto e vedere che donna meravigliosa è diventata.

E' di questi giorni il gran finale. Uno strano messaggio “c’è una vita 1.0 che ti sta cercando. Se hai voglia di sapere perché scrivi a Giuseppe. Firmato: Sara”.

L’ho riletto un milione di volte: Sara, Giuseppe….i compagni del liceo, la classe della maturità, con loro tutto il resto della classe. Di cui ho perso le tracce il giorno dell'uscita dei quadri. La classe più sconclusionata, strana e bizzarra che mai scuola abbia registrato. Eravamo 22 cuccioli in cerca di autore. Siamo 22 adulti riconoscenti del privilegio di aver trovato l’autore, di aver dato un senso a quella gioventù.

25 anni dopo siamo giocosi e leggeri come al liceo forse non eravamo e sia benedetto il progresso e i suoi diabolici strumenti che ci hanno riunito. Da una settimana esiste una chat che non tace mai, giorno e notte. Da una settimana 22 seri professionisti non riescono a smettere di chiacchierare come liceali, non c'è notte, figlio, cane, corso di aggiornamento sulle "successioni ereditarie" che tenga,  c’è sempre qualcuno che scrive, provoca, invia foto, racconta e si racconta e ha voglia di stare insieme, di giocare.

Stiamo facendo esattamente quello che proibiamo ai nostri figli..avere il naso calato sui telefoni a tutte le ore, chiacchierare dietro la cartella! Saremmo da sgridare se fossimo i nostri genitori, da nota sul registro se fossimo i nostri professori ma non lo siamo e non siamo nemmeno in classe.

Oggi so che nei miei anni di formazione sono stata circondata da  21 personaggi incredibili. Ieri non li conoscevo, troppo impegnati a dimostrare di essere "grandi", oggi abbiamo solo voglia di essere al liceo. E’ passato un quarto di secolo dall'ultima volta e non vedo l’ora di fare l’appello.

Al fin di questo post…andate a recuperare un nome lontano, un compagno delle medie, delle elementari, una vicina di casa al mare…è un’emozione impagabile. Nessuno screzio, nessun capriccio, nessuna discussione di quegli anni merita di avere senso oggi. Oggi ha senso solo sapere che se siamo qui e siamo così, è anche merito di quello screzio, di quel capriccio, di quella discussione.

Stasera…smemoranda, foto e conto alla rovescia fino a lunedì sera…

giovedì 14 maggio 2015

Auguri vecchi ma con il cuore

Con una settimana di ritardo, per cifra stilistica. Con tempi lunghi in coerente personalità e in amorosa unione con i tuoi tempi lunghi…tanti auguri Mini amore mio.

Hai compiuto 6 anni e adesso – mi hai detto – sei un ragazzino.

Mi hai detto che adesso che hai 6 anni vuoi “mangiare una cicca” e che adesso che sei un ragazzino sei pronto ad assaggiare le cose che fino a ieri non hai mangiato e quindi hai assaggiato….una banana!

Hai festeggiato per tre giorni da vero imperatore: la famiglia, gli amici, i parenti. Tre giri di torte, di regali, di baci, di candeline. Hai avuto tempo di goderti questo traguardo con calma, assaporandone l'importanza. Sì perchè 6 anni è una cabala mica da poco: la fine dell'era bebè. Adesso sei un bambino grande, ti si aprono scenari nuovi e tu non vedevi l'ora di compiere 6 anni. In realtà sei solo un bebè grande - ma tu non lo sai.

Adesso sei cosciente di essere strutturalmente lento e pigro. Dalla tua camera alla porta d’ingresso ti occorrono “almeno” 20 minuti. Dalla sveglia all’ascensore almeno un’ora. Dal divano al tavolo da pranzo….15 minuti. Ogni passo contiene in sé zilioni di ragioni per fermarsi a riflettere e pensare e vagare nel tuo magico mondo. Ogni oggetto sul tuo cammino merita una sosta di riflessione e analisi. Io urlo come l’altoparlante della stazione e tu, impermeabile mi ricordi che “sei nato lento”.

Hai deciso che il tuo unico mezzo di trasporto è il quod elettrico che ti hanno regalato per il terzo compleanno...la sproporzione tra te e lui non ti riguarda. Per lui dimentichi di possedere una bicicletta, un monopattino, un pallone…nulla può davanti al tuo comodo e ronzante quod. Le nostre insistenze ti lasciano indifferente, ci ricordi che “sei nato pigro” e ci informi di un tuo piano di attacco al mezzo di locomozione. Seguendo la tua logica prenderai la patente a 32 anni e passerai direttamente dal quod al motorino! 

Hai preso coscienza anche dei tuoi pregi: sai di essere cartesiano e dialettico. Poveri noi. Il mantra serale “a letto, sono le 9” per te è una sfida al mio uso elastico dell’orologio – che hai imparato a leggere – “non sono le 9, perché la lancetta corta è ancora sull’8, quindi dovresti dire quanto tempo manca alle 9, così noi sappiamo tra quanto tempo dobbiamo andare a letto”.

Hai gelato una mia sfuriata epica, nel suo punto di climax mentre urlavo - sfinita dalla tua flemma - “fai quello che vuoi”, sfoderando un momento educational che suonava più o meno così: “non posso fare quello che voglio perché sono un bambino. Tu sei nata mamma e mi devi dire tu cosa devo fare, perchè sei tu la mia guida e io senza di te non so cosa devo fare”. Sono scoppiata a ridere e abbiamo soffocato la sgridata in un mare di baci.

Hai la testa di Cartesio e il corpo di Paperino. Sei un avversario dialettico di tutto rispetto, sei di una dolcezza disarmante, hai uno sguardo che parla e un cervello mai stanco. Hai fame di sapere…perché il sapere è “comodo” come te. Sono curiosa e spaventata se guardo avanti, commossa e, a tratti, nostalgica se guardo indietro e ti ripenso bambolotto tra le mie braccia.

Hai preso il mio tempo, hai conquistato il mio spazio, hai devastato le mie priorità, hai occupato la mia anima e mi hai reso felice.

Un dettaglio: sarai il mio topo anche quando porterai fuori a cena una bionda mozzafiato…te lo dico oggi così non saranno discussioni domani, avvertila subito che vi guarderò allontanarvi dal balcone e sarò gelosa e orgogliosa del mio bambino.


Tanti auguri piccolo gigante mio.

giovedì 7 maggio 2015

Il mondo secondo Micro...tra fantasia e follia

Micro sta crescendo e nonostante le sue dimensioni da folletto, dimostra una sua cifra stilistica di tutto rispetto. E..."rispetto" è l'aggettivo che la definisce meglio. Dalla alla sua micro altezza guarda il mondo e lo giudica - di solito con sufficienza.
Succede che i nonnip hanno stampato e appeso le risposte di Mini del gioco delle domande difficili - sulla porta del frigo e succede che Micro dall'alto del pozzo senza fondo della sua femminea curiosità ha dichiarato che anche lei voleva dare le risposte... Questo il risultato che la rispecchia fino all'ultima virgola: fantasia sfrenata, logica perversa e poi...la follia della noia, la curva di attenzione - fisiologica a 3 anni - di un pesce rosso e la voglia voglia di fare ben presto altro...che nel suo caso è pettinare qualcuno o cambiarsi le scarpe.

CHE COS’E’ L’AMORE?
L'amore è dei baci

CHE COS’E’ LA FELICITA’?
E' far ridere

CHE COS’E’ LA NOIA?
E' stancarsi

CHE COS’E’ IL DIVERTIMENTO?
E' ridere

CHE COS’E’ LA PRIMAVERA?
La primavera è il Natale

PERCHÉ’ IL MARE E’ BAGNATO?
Perchè è il mare

CHE COS’E’ IL NATALE?
E' quando Babbo Natale porta i regali

CHE COS’E’ L’AMICIZIA?
Portare gli amici a casa

CHI E’ LA MAMMA?
La mamma...non lo so...sono IO la mamma

CHI E’ LA NONNA?
La nonna sei tu (alla nonnap)

CHE COS’E’ LA FANTASIA?
La fantasia è quella delle mucche (sottotesto con sardonica risata: che domanda scema)

CHE COS’E’ LA PAURA?
La paura è quella del lupo

PERCHÉ’ IL CIELO E’ BLU?
Bè adesso il cielo è bianco, non blu (sottotesto: altra domanda scema...guarda fuori)

COME SI FA A DIVENTARE AMICI?
Si diventa amici con gli amici grandi

PERCHÉ’ LA MAMMA E IL PAPA’ SI SONO SPOSATI?
Si sono sposati perchè....perchè si sono sposati (io non c'ero...cosa vuoi che ne sappia!)

PERCHÉ’ SI VA A SCUOLA?
Perchè si va a scuola e poi si resta a casa perchè è Natale

PERCHÉ’ SI VA A LAVORARE?
La mamma e il papà vanno a lavorare, quindi si va a lavorare

PERCHÉ’ LA NONNA NON VA PIÙ AL LAVORO?
Perchè la nonna ci sta poco al lavoro

Al termine dell'intervista si è accertata che anche le sue risposte saranno appese sul frigo raccomandandosi di usare un foglio rosa.

venerdì 24 aprile 2015

Il salone del mobile e gli alieni

Ci sono alcuni punti fermi nella vita di un italiano: il festival di San Remo (= Carnevale), il Salone del Mobile, (= primavera), Miss Italia (= inizia la scuola) e Sant'Amborgio (perchè sono milanocentrica) che porta l'albero di Natale. L'albero si smonta per l'Epifania (perchè anche i milanesi si adeguano), io inizio il mio puzzle scacciapensieri e da queste parti aspettiamo l'arrivo del tornado. Mentre Milano si veste a festa per la settimana del Salone, Casa Maxi si veste a festa per l'arrivo de "loziofabbo". Un incrocio tra un folletto, Peter Pan, un marziano e Fiorello.

A casa Maxi il Salone del Mobile è una primavera speciale, che arriva in modo fragoroso e si porta dietro una valigia carica di cultura, fantasia, chiacchiere, immagini, colori, caos, allegria e tutto il sole di Trinacria.

Da quando esiste una Casa Maxi, arriva puntuale l'alieno per azzannare, mordere, graffiare il Salone senza farsi scappare nemmeno un dettaglio, un'immagine, un colore.

Il giorno prima del suo atterraggio appare una stanza in più, come nella tenda dei Weasley alla partita di Quidditch. Con buona approssimazione e tanta fantasia abbiamo sempre trovato il modo di inventare uno spazio che non c'è: un divano prima e un materassone gonfiabile poi, uno sgabello per comodino, uno stand per armadio, una lampadina per abatjour…tutto strampalato, lontano da me e dalle mie rigidità e dalle nostre giornate cadenzate e strutturate (da me), frettolose e milanesi. Con l'alieno saltano gli orari, le regole, le cene a tavola, le lavatrici da fare…salta tutto. Per una settimana intera si respira a Casa Maxi allegria e fantasia.

Loziofabbo, come lo chiamano cozza e cozzetta, arriva il giorno prima del Salone e parte il giorno dopo la chiusura, in ritardo, in affanno e con ancora un sacco di cose da fare e da vedere.

Arriva di corsa in ritardo, in affanno, con una lista di impegni lunga come il mio scontrino della slunga, lascia la borsa e scappa e si tuffa di testa con un carpiato mortale nelle follie di quella settimana: eventi, mostre, esposizioni, meeting, happy hour e briefing, una torre di Babele di cose e persone, una sbronza di cibo, vino, mobili, strani personaggi vestiti in modo strano che dicono cose strane. Il popolo del Salone è sgangherato, colorato, sempre sorridente e stanco morto. E decide le sorti del mondo. E per una settimana la memoria rispolvera il profumo mai dimenticato della Milano da bere.

L'alieno entra, esce, scatta, guarda, mangia, ascolta, incontra, torna a casa quando capita di giorno e di notte. Io lo aspetto con fame di racconti. Mi piace ascoltare le storie della mia Milano: allegra, divertente, colorata, centro di un mondo allegro, pieno di idee e di cultura, di orgoglio, di progetti. Cozza e cozzetta si alzano di slancio al mattino per andare a saltare sul lettone gonfiabile e svegliare bruscamente il poveretto che è rientrato alla 1 e  ha finito di lavorare alle 3 perchè io l'ho torturato di chiacchiere. Voglio sapere tutto, tutto quello che c’è al di là della folla che trovo in giro per la strada e del profumo di porchetta n.5 (che è il sapiente mix&match del profumo della porchetta dell’happy hour e della tonnellata di Chanel n.5 in cui ha fatto il bagno la famosa designer Yoshira Tumifuni - ma come non la conosci? sei out - vestita da geisha alle 10 del mattino in San Babila al braccio di un dandy con i pantaloni di un abito tagliati al ginocchio, il calzino a righe e la giacca senza una manica).

Il milanese brontola e protesta per contratto, per natura, per principio. Il Salone del Mobile mette tutti in pausa, se ne parla prima (male) o dopo (peggio) ma durante…durante no, ci si diverte. Non puoi protestare in abito da sera, non è chic.

Quando loziofabbo se ne va Casa Maxi torna ad essere "solo" Casa Maxi. Ci troviamo seduti sul solito divano, davanti al solito telegiornale, alla solita ora guardando il lettone gonfiabile che si sgonfia e pensando: quanto manca al prossimo Salone? L'atmosfera che il Salone e i suoi alieni - ma il nostro più di tutti - sanno creare in città, è davvero magica.

Il giorno dopo tutto riprende il suo posto, il soggiorno torna soggiorno, gli orologi tornano a fare tic tac sul nostro fuso orario e svanita la tristezza resta una certezza: dopo il Salone…l’estate è alle porte.

giovedì 16 aprile 2015

Hic sunt leones...et bernici

I Bernici sono animali notoriamente pigri ma il tepore del primo sole è un richiamo a cui non sanno resistere e sabato hanno aperto ufficialmente la stagione della motogita.

Il motociclista di città esce dal letargo ad aprile per il carciofo e ci torna a fine ottobre dopo la tartufata d’ordinanza. Accende il motore con il sole e lo spegne con la nebbia, senza deroghe. I Bernici non fanno eccezione.

Lasciati i nanidagiardino ai rispettivi e terrorizzati nonni, data una manciata di consegne, i Bernici sono saliti in sella ai due impazienti cavalli a motore e gli hanno sciolto le briglie.

Due muscolose e cromate bellezze tedesche hanno fatto ruggire i rombi di quattro boxer e come potenti felini hanno finalmente graffiato l'asfalto dopo un lungo inverno di attesa. La potenza e la spinta con cui le moto hanno macinato chilometri era persino più forte della nostra voglia di fuga.

L’ultima fuga dei Bernici era stata in un piovoso finesettimana di giugno, quando i due germanici ghepardi d’acciaio avevano dovuto cedere il passo a una comoda berlina giapponese. Questa volta niente avrebbe fermato i due piloti Bernici e le loro cromate fiere.

Il viaggio è stato proprio viaggio, 500 km di curve e panorami mozzafiato. Il bernicio è solito usare la cavalcatura per raggiungere una tavola imbandita, invece questa volta né le cavalcature, né i piloti erano disposti a cambiare programma e mezzo di trasporto, nessun compromesso: i 4 boxer implodevano di energia…dovevano correre. Il percorso è stato studiato ad hoc: strade bianche, poco traffico e nessun pedaggio.

Sciolte le briglie ai cavalli e svuotata la mente dal solito sabato, i Bernici sono partiti.

Il milanese medio – e con lui il bernicio – è totalmente milanocentrico. Il mondo esiste dentro il cerchio delle tangenziali (meglio se dei Navigli). Accetta con riserva le autostrade e non contempla l’esistenza di strade alternative. Il milanese motociclista, novello Robinson Crusoe accetta la sfida dell’esplorazione solo per amore delle due ruote, per giustificare a se stesso e alla banca l’acquisto di un costoso bestione da turismo. Il motociclista milanese ha la moto giusta, l’outfit giusto, il bagaglio giusto (la femmina poi ha anche il cambio serale tattico glamour e sempre fashion) dentro la borsa giusta, il casco con l’interfono e con il collegamento al cellulare (perché la non reperibilità è fuori discussione).

Armati di navigatore elettronico e cartina analogica – che fa viaggio avventura – e coerenti con la mission dei motociclisti della domenica, i Bernici hanno scollinato da Milano al mare senza passare per l’autostrada, attraversando luoghi misteriosi di incerta definizione. Non paesi ma frazioni, non proprio frazioni, località, ma nemmeno località….3 casette di mattoni qua, 3 casette di mattoni là divise da una strada bianca dove passano solo motociclisti milanesi per 4 mesi all'anno e solo la domenica.

Fuor di ironia, i Bernici hanno scoperto borghi e borghetti che hanno davvero sottolineato il loro essere milanocentrici. Hanno attraversato gruppetti di case – abitate – tutte appoggiate su strade bianche, non illuminate, con il burrone da un lato e la montagna dall’altro. Luoghi in cui c’erano ancora insegne dimenticate: il simbolo della cabina telefonica appeso al muro del negozio di “commestibili”, la vetrina della “pettinatrice” e il profumo di pane appena sfornato. La prova che Walnut Grove esiste. Abbiamo pranzato in punti di ristoro che somigliavano tanto al ristorante di Nellie Oleson e abbiamo realizzato che certamente non hanno sky, eataly, l’esselunga o le app, che non comunicano con whattsapp e non leggono i libri sul kindle, non girano per il paese con il segway…vanno a piedi dalla vicina, a fare la spesa senza dimenticare niente e non mangiano giappo. Si alzano al mattino tra i boschi e la loro vita è ancora regolata dal trascorrere delle stagioni e non dal passaggio della metropolitana. Sanno che oggi è il giorno 16 e non la settimana 16, conoscono i vicini e quando si parlano si guardano negli occhi.

Il milanese è milanocentrico e si compra la moto per andare a curiosare fuori dal suo centro del mondo come se facesse un safari, per arrivare a “santa” a mangiare la focaccia e tornare a milano in tempo per prendere l’aperitivo al living sorseggiando una caipi con la cumpa. Non è una gara ovviamente, ognuno vive calato nella sua realtà.


I Bernici però cominciano ad avere quell’età in cui si filosofeggia, quella in cui la presenza di nanidagiardino che si stupiscono quando vedono le mele sugli alberi e non al supermercato ti fa pensare che forse…lo sguardo della Madonnina si allarga oltre la cerchia dei Navigli e che non è solo Milano quella che luccica!

giovedì 9 aprile 2015

Primo trimestre tra cambi d'abito e follie

No, non mi sono dimenticata. No, non ho esaurito gli argomenti, ho solo tra le mani un nuovo….puzzle! Sempre lui, è sempre lui che mi distrae, che mi “massaggia” la mente e la protegge dalle sue pericolose divagazioni. Questa volta è un osso duro, che ho affrontato con inusitata arroganza e poco rispetto e lui ha risposto con rigore e disciplina che non mi sarei aspettata. Ecco perché il lungo silenzio, lui mi ha piegata. A tratti mi pare di essere sul punto di cedere…sto resistendo perché lasciarlo incompiuto mi porterebbe diretta su un lettino a farmi molte domande.

Le ultime notizie davano Veronilla divisa tra le sfumature sensualamorose di Mr. Grey e le quelle amorose e basta di Mr. Mini e la sua aristotelica visione della vita. Il resto è una buffa sequenza di cambi d’abito:

A gennaio: Atlante. Ho coperto l’assenza di manilabenedettadalcielo che è tornata a manila, come è giusto che sia. In preda a delirio di onnipotenza ho fatto tutto per tutti a tutte le ore senza chiedere aiuto a nessuno: la mamma perfetta, la moglie perfetta, l’anfitrione perfetta, la casalinga perfetta, la segretaria perfetta, la collega perfetta finendo per chiamare l’amica cardiologa in preda a un attacco di panico perché la perfezione stanca e non esiste. E soprattutto è noiosa. Ho lanciato il globo nell’iperspazio dichiarando che Atlante è un’idiota…viva la delega.

A febbraio: Arlecchino servitore di vari padroni. Ho passato il tempo divisa tra brindisi e torte: compleanni, anniversari e ricorrenze e il ritorno di manilabenedettadalcielo che ho accolto come un miraggio abbracciandola inginocchio ai suoi piedi. E la vita in casa Maxi ha ripreso il suo trantran. E tutti hanno applaudito perché la mamma pazza che si alza con un drill dei marines perché tutto e tutti devono essere perfetti entro le 8.30 non raccoglieva molti consensi.

A marzo: Calimero. La calimerite è il porto franco dove approdano tutte le mamme periodicamente. Nel mio caso mal si sposava con brindisi, puzzle e lavoro pazzo e forsennato. Quindi ho prenotato parrucchiere e manicure e come d’incanto è tornato a splendere il sole.

Ad aprile: Veronilla. Eccomi acciaccata, shackerata e confusa ma felice e ristabilita, come dopo una lunga influenza. Ho provato l’ebbrezza della perfezione e del caos, della sospensione spazio temporale senza telefono e accessori vari, l’emozione di avere un bagno funzionante e in ordine e il brivido di accogliere a casa un idraulico con un fisico da GQ e di sentirmi come le impiegate della pubblicità della coca cola.

Ed ecco il riassunto delle mie migliori mie follie, confessate senza veli, sicura che chi legge ne ha altrettante da aggiungere:

ü Chiudere il telefono in frigo: fatto (e nella scarpiera, nella dispensa, nella borsa della spesa (insieme ai piselli surgelati), nel baule, nella valigia….fatto fatto fatto)
ü Uscire con un bebè senza pannolini: fatto (ovviamente verso una destinazione scomoda, un orario scomodo e senza paracadute)
ü Uscire chiacchierando senza borsa: fatto (e prenderne coscienza sempre troppo tardi)
ü Partire e lasciare la borsa sul tavolo, sotto il tavolo, accanto al letto e dover pianificare il ritorno sul luogo del misfatto ovviamente quando nessuno può muoversi: fatto
ü Versare un bicchiere di olio invece di acqua: fatto (ed era un pranzo di lavoro)
ü Arrivare in ufficio in jeans e scoprire che non è venerdì e che il capo aveva (da tempo) chiesto l’alta uniforme proprio per quel giorno…ma proprio quello: fatto
ü Perdere lo scontrino del parcheggio: fatto
ü Prendere la metro sbagliata e accorgersene dopo 4 fermate: fatto fatto fatto mille volte
ü Prendere l’autobus giusto ma nella direzione sbagliata: fatto (perché sono yankee doodle e giro il mondo inseguendo i miei pensieri)
ü Dimenticare il bucato nella lavatrice, l’insalata nel frigo, la mela nel cassetto in ufficio e anche un cavolo bollito nel forno (questo per settimane, dando la caccia all’uccello morto che ero sicura si fosse infilato nella cappa): fatto tutto in ordine sparso


E adesso….coraggio a tutte le donne calimero e a tutte le mamme atlante in giro per il mondo…uniamoci e ridiamoci su!