mercoledì 28 gennaio 2015

Mamma o Mamme?

MAMMA è la più bella parola del mondo, in tutte le lingue. Ha un sapore rotondo, un significato profondo, un carico di emozioni uguali e contrarie, tutte esasperate.

MAMME non è il plurale di mamma, è il nome collettivo di un branco di donne assatanate e competitive, in perenne e costante polemica con il mondo: le maestre, il pediatra, l’amica, la vicina, il sindaco, l’assessore, il premier, il papa, il marito della sorella, la cugina di mia nonna.

E quindi mi attanaglia una domanda: “le mamme” – il branco – fanno bene o fanno danni?

La domanda è ovviamente provocatoria ma non troppo. Va da sé che la mamma (singolare) fa e vuole e spera, sogna, cerca e combatte solo e soltanto per il bene di suo figlio (magari in modo patologico, ossessivo e oppressivo e autoritario, cosa che lei non sa e scoprirà quando il pargolo andrà a coltivare banane nella tundra in una capanna senza telefono, abbandonando gli studi in quel collegio esclusivo dove lei si era iscritta con lui)!

Alcuni ultimi accadimenti e la prospettiva del doppio cambio da nido/materna a materna/elementare, in un mondo super connesso e competitivo, hanno suscitato domande epocali:

Qual è il limite tra fare del bene o soffocare i figli? Tra essere informata e intromettersi, tra sapere e controllare, tra essere mamma ed essere una-delle-mamme?

Senza voler fare un’analisi di pedagogia e men che meno del lato oscuro della Forza mammesca, né scadere in un'analisi dello stato della mia Forza, ho concluso quanto segue:

  • Non so cosa succede ogni singolo giorno nelle loro classi: se hanno freddo o caldo, se le maestre aprono le finestre o meno, se si lavano i denti dopo pranzo o le mani prima di pranzo, se mettono le scarpe sul divanetto della classe, se dormono con la coperta o senza, non so quanti soldi ha la cassa, non so per cosa li spendono. A ognuno il suo lavoro: ho delegato alla rappresentante di classe e e a insegnanti che hanno ripagato la mia fiducia e questo mi basta. Se e quando ci saranno delle motivazioni (di contenuto) allora penserò se e come intervenire
  • Non leggo il menù delle scuole e non cucino come da suggerimenti (non ho motivi clinici per farlo per fortuna), atteso che non mangiano junk food e non bevono oransoda tutti i giorni, ho la coscienza a posto. Ho delegato il controllo alla commissione mensa e mi fido
  • Non conosco i nomi di tutti i compagni di classe, delle loro mamme e dei loro papà, il lavoro che fanno e dove abitano, dove vanno in vacanza e se hanno la colf. Non sopporto i messaggini serali nel gruppo classe su whatsapp: "buonanotte mamme, tutte insieme siamo fortissime", nè ringrazio la rappresentante perchè manda un avviso: siamo in 24, se tutti ringraziano è la fine (chi ha 5 figli con 25 bambini per classe riceve mediamente - per aver saputo che mangiano il minestrone - 100 messaggi "grazie mille" (con faccine)! A Milano si dice "Anche no"! 
  • Lavoro full time, delego i nanidagiardino e sono molto serena. Ci sarà un tempo in cui dovrò cambiare i miei orari ma non è questo il momento. Sono affidati ai nonni e a una supertata che è un incrocio tra un supereroe e tatalucia. Dormo tra due guanciali e così il mio capo
  • Sono decisionista e spesso sembro un carroarmato. Lo spazio per il dibattito è quello consentito a dei bambini non in età pre-scolare: vedere Peppa Pig o Superman
  • Non lascio ai miei nanidagiardino la responsabilità di decidere come organizzare spazio e tempo (la tata, la nanna, la tv, gli inviti a cena, il menù). Ci sarà un tempo per ogni cosa. Oggi alla loro età voglio che gestiscano solo ciò che possono portare fino a termine: vestirsi da soli, affrancarsi (e ovviamente affrancarmi) dall'accudimento spinto
A occhio e croce sono dannosa per indifferenza.

Le mamme (plurale), in branco, diventano interventiste polemiche e impiccione, soffocano figli, mariti, maestre e pediatri. Se poi il branco incontra la tecnologia social è la fine di tutto: la condivisione diventa religione, il gruppo classe un reality aggiornato in tempo reale.

La scuola si avvicina e io non sono abbastanza diplomatica, i miei primi 6 anni nel comparto scuola hanno visto l'avvio di modi di comunicazione sempre più immediati e invadenti e ho paura di me stessa. So di non poter resistere al richiamo del lato oscuro della Forza, la voglia di entrare nell'arena della polemica diventa fortissima al messaggio n.300 e so che cederei. Ho un brutto carattere, da sempre, ci tengo molto e sono troppo vecchia per diventare mite. Ad oggi guardo mamme (poche e selezionate) di cui ammiro la capacità zen, l’attitudine alla gestione del contraddittorio di massa, la tenacia con cui in gruppo risolvono cause che il singolo non avrebbe la forza e i numeri per contrastare...questa stessa forza ha un lato oscuro che tende spesso a prevalere

Al momento credo che resterò nell'ombra, manderò avanti un mio Avatar per testare il terreno per evitare di cadere nel tranello della vis polemica delle MAMME.

A me piace ancora tanto essere MAMMA

lunedì 19 gennaio 2015

La guerra delle grucce

In queste ultime settimane sto facendo la massaia a tempo pieno, la mamma a tempo pieno, l'impiegata a tempo pieno e ovviamente la moglie a tempo parziale (pechè qualcuno deve pur avere pazienza). L'agenda più complessa è quella della casa e delle sue necessità e soprattutto dei suoi bizzarri abitanti. Quando tutti gli umani escono, la casa prende vita - ne sono fermamente convinta - e mentre i calzini vivono una vita infelice, le grucce esprimono una gioia di vivere da cui dovremmo tutti imparare. I calzini si perdono anche se li moltiplichi, gli appendini si moltiplicano anche se li perdi. I calzini si amano ma si lasciano, gli appendini si attanagliano e non si lasciano più.

Gli appendini (grucce, omini, appendiabiti che dir si voglia) sono dissacranti abitanti dei nostri armadi, naturalmente ribelli all'autorità costituita. Un esercito, una falange, una pianta infestante. Si riproducono per partenogenesi in zilioni di esemplari e infestano la casa strangolandola come un’edera. Non si possono sterminare con una spruzzata di veleno, ne basta uno solo nascosto in fondo all'armadio perché in breve si ricrei una massa incomprimibile. 

La guerra contro gli appendini è una mia personale paranoia (tra le tante): voglio un armadio ordinato e immobile come quelli delle riviste e invece è caotico e ribelle per colpa degli appendini! Atteso che potrei usare la mia energia per altre battaglie mi pareva che questa, essendo rivolta a soggetti passivi fosse una vittoria facile. Illusa!

Io sono una e loro sono miliardi e indistruttibili: plastica, legno, ferro - quelli della tintoria che si mimetizzano pensando di passare inosservati - giganti, enormi moloch da armadio o minuscoli e sfuggenti. Da uomo, da donna, da bambino (e ovviamente bambina), imbottiti, di velluto e anche profumati, e anche verticali, con il manico per il bastone alto (ereditati dalla casa dei nonni, in legno, lavorati...praticamente pezzi d’antiquariato), con le spalle preformate da giocatore di rugby, da gonna, da pantalone, da giacca etc, ma i peggiori sono quelli umilianti: da donna grassa e da donna magra, irriverenti!

Sono miliardi e tutti diversi, metterli vicini è un’opera da artista astratto o un dispetto orrendo, si incastrano uno con l’altro e mentre cerchi di dividerli…si sono moltiplicati!

Ammetto la mia psicosi: li odio tutti.

Quando ho avuto il comando su un armadio vergine tutto mio, li ho comprati tutti uguali rigorosamente in legno scuro. Soldatini allineati e coperti perfettamente in ordine e mi sono divertita a vestirli uno per uno. La mia soddisfazione è stata la miccia che li ha accesi. Da quel momento è la ribellione è stata aspra e senza esclusione di colpi, un sabotaggio in piena regola. Sono passati anni, stagioni, cambi degli armadi e anche un trasloco, i miei omini originali sono scomparsi, smaterializzati nell’iperspazio, sono stati scardinati da un esercito di infiltrati variopinti e fastidiosamente disordinati.

Eppure:
-       rifiuto con orrore l’offerta delle solerti commesse di lasciarmi quello del negozio
-       restituisco con ossessiva cadenza quelli della tintoria
-       ogni stagione riprovo a reclutare un nuovo esercito di cloni
-       compro con metodica pazienza omini nuovi  (ossessivamente tutti uguali)

Ad aprile riassetto e riorganizzo il guardaroba in ordine preciso e teutonico con omini tutti uguali e gli infiltrati li butto, per certezza. A Ottobre nell’anta estiva trovo un coacervo di grucce clandestine senza passaporto. Come è successo? Chi li ha fatti entrare?

Avevo trovato un covo di omini abbandonati nello sgabuzzino, in un sacchetto dimenticato e sommerso da altre cianfrusaglie e l’ho anche buttato così com’era. Ieri sera ho trovato nello stesso sgabuzzino e nello stesso posto un nuovo sacco pieno Questa è la dimostrazione che loro si riproducono e che la casa vive di vita proprio e aliena.

Mi chiamo mammamedia 2.0, comandante di un esercito di bambini e dei loro accessori, generale delle legioni della lavatrice, serva leale della lavastoviglie a cui devo la mia libertà. Madre di due nani zozzoni e indomiti, moglie di un maschio italico medio - quindi inutile - e avrò la mia vendetta sugli omini,  in questa vita...per forza. Nelle ante del mio armadio non c'è democrazia.

E' la mia zona d'ombra.

Al netto della mia battaglia semestrale ho un dubbio: non è che forse con gli appendini valgono le stesse logiche pedagogiche da genitore? Invece della repressione, comprensione e dialogo per ottenere più collaborazione, indifferenza per placare la rivolta…non guardarli, dargli importanza, non comprare quelli più belli con cui fare paragoni umilianti. Forse dovrei accogliere e comprendere sperando che prendano la loro strada e se ne vadano a infestare un'altra casa e un'altra massaia disturbata come me.

Siamo a metà stagione, tra qualche settimana la prova della verità….

mercoledì 14 gennaio 2015

In verità ti dico...

In una tranquilla serata da ragazzopadre (mentre la sottoscritta gozzovigliava con le amiche), durante la cena Micro si alza in piedi sulla sua sedia e annuncia assertiva e imperiale:
“Tu non sei il mio papà, sei SOLO il papà di Mini”

“Oh bella!” esclama il basito genitore, incapace di scegliere un pensiero fra i tanti e domanda cautamente: "E chi sarebbe il tuo papà?”

“Non te lo dico...” insiste la piccola imperatrice sempre più imperiosa nella sua affermazione, lasciando il ragazzopadre sempre più perplesso e aprendo una ridda di scenari tra il serio e il faceto.

[…pausa con effetto suspance...]

“...e non lo dico nemmeno alla mamma!” conclude vittoriosa la MiniAttila che vive a casa nostra, alta meno di un metro, con le mani sui fianchi e lo sguardo imperioso come il nome che porta.

Noi genitori - solidi nelle nostre certezze - abbiamo provato a lasciare cadere la delicata questione della sua provenienza, sperando se ne dimenticasse ma così non fu e la piccola malefica romanziera è tornata presto all'attacco dipanando una storia famigliare di fronte a cui il Libro Cuore è una raccolta di comics ma soprattutto sarebbe di grande interesse per i servizi sociali della zona.

Dunque vediamo:

Il suo vero padre si chiama “Telone”, “papàTelone” per l’esattezza, ed è Dottore in un circo spagnolo in giro per il mondo. Sua madre si chiama "Bea", “mammaBea”, anche lei Dottoressa del circo, che al momento vive a Londra con la sorellina, la “piccolaBea”. Quando sono a Milano abitano in Via Frua (chi conosce la zona a questo punto avrà pensato..."però!"), in una casa molto grande in cui possiamo andare anche noi ("se vogliamo") – “ma non adesso perché i suoi genitori non ci sono”.
Al momento il circo è in giro per il mondo e Micro non ha potuto seguire la tournè perché ha “delle cose importanti da fare a Milano”, motivo per il quale è ospite a casa nostra; va da sè che quando torneranno i suoi genitori andrà con loro in Via Frua e noi potremo andare a trovarla.

E fin qui è decisamente inquietante ma in realtà non è tutto, questo romanzo d'appendice si aggiunge al fatto che da più di un anno nella sua pancia vivono: una bambina di nome Giulia - che ha recentemente compiuto 6 anni - con la quale tutti noi siamo chiamati ad avere una relazione amicale e/o genitoriale con lei: sgridala è monella, ha la tosse, vuole un cioccolatino, non le piace la pasta... e da una settimana anche Ciro – il fratello di Giulia! No comment.

E se fin qui la storia strappa sorrisi a metà tra l’ammirazione incondizionata per la fervida fantasia e la scelta degli amici immaginari e lo stupore sospeso per il percorso complesso e arzigogolato con il quale ha costruito personaggi e luoghi, lei - parafrasando Rostand - in fin della licenza…lei tocca:

Liguria, ristorante mediamente popolato: “Eccolo, lui è il mio papà…guardate, lui è il papà Telone” – gelo al nostro e al tavolo dei nostri vicini con seguente risatina isterica degli astanti.
Lombardia, pianerottolo di casa con rimbombo nella tromba delle scale: “Micro, hai salutato il papà?” “Quello non è il mio papà, è il papà di Mini!”

Standing ovation

Quando tutta questa bolla si sgonfierà e lei non ricorderà di aver mai avuto personaggi immaginari popolare la sua testa e la sua pancia sarà diventata grande e noiosa come tutte le femmine ma fino ad allora tutti noi non vediamo l'ora di tornare a casa per ascoltare le ultime avventure di questa sua bizzarra para-famiglia.

to be continued...

mercoledì 17 dicembre 2014

Rivelazioni

In preda a un momento di totale sconforto raggiungo affranta e abbattuta la porta del terzo piano, lì c’è la salvezza…l’abbraccio della Madre, la nonnamenomalechec’è che sicuramente conosce la parola magica che mi restituirà fiducia nel mio futuro di genitore. Lei che è accoglienza pura, saggia, Giusta, equilibrata e conosce bene me e i bambini. Lei, un educatore per carriera e vocazione. Lei che è stata una madre lucida, stabile, giustamente severa, ferma nelle sue posizioni, ci ha trasmesso disciplina, valori e buona educazione sociale e morale. Lei che distribuiva premi con il contagocce attesi e goduti, e punizioni poche ma mirate con la precisione di un cecchino della CIA: adesso e ora e non dopo...niente cioccolato a merenda...ahia che dolore (mentre papà minacciava anni di privazioni che duravano da Natale a Santo Stefano).

Io e lo zio barbuto abbiamo ricevuto un’educazione ferma, gerarchica, solida, sicura.
Sì sì…ho fatto bene, io scorata, con gli occhi pieni di lacrime come Spank, il morale sotto le scarpe suono fiduciosa al loro campanello, so che a breve starò meglio, che avrò ritrovato autostima e autorevolezza.

“Maaaammmaaaa….sono un disastro, la mia vita è un disastro, i nanidagiardino sono dei mostri, dei selvaggi, dei barbari. Sono mercenari di Annibale, sono come la muffa, si insinuano e distruggono, sono delle piante infestanti. Li ho voluti con tutta me stessa ma questi sono il nemico, io volevo dei bambini con cui giocare, condividere, trasmettere storia ed esperienza e invece….abito in un brodo primordiale, non c’è un singolo angolo in casa in cui loro non siano passati e lo abbiano smontato. Aprono, cercano, guardano, controllano, chiedono, domandano, soppesano, si intromettono. E lo fanno ovunque, ho paura a portarli in giro. Non posso più fare niente in casa senza la loro fastidiosa presenza: carico la lavatrice a 6 mani con detersivi che sgocciolano in ogni dove mentre lanciano nel cestello una macchina della polizia sporca di pennarelli o una calza nera nel bucato bianco pronto per il candeggio. Carico la lavapiatti con loro appesi al collo che spostano tutti i piatti sporchi e infilano dentro oggetti non identificati e fanno partire il lavaggio cristalli per le tazze della colazione. Mi trucco con due mostri attaccati alla mano perché “non vedono bene” dove ho messo la matita (sulla guancia ovviamente). Sistemo le bollette con due disturbatori che usano l’evidenziatore giallo per disegnare una macchinina sulla rata del mutuo. Nella libreria ci sono i Puffi come fermalibri, in frigo i Gormiti a fare la guardia a due ovetti kinder, alle pareti tonnellate di fogli colorati a coprire i quadri. La trousse del trucco che ho nella borsa è stata usata per creare un’opera d’arte in un ristorante; il Bimby non ha segreti per loro due, lo smontano e rimontano veloci come Gunny il suo fucile. Non riesco a nascondere niente da nessuna parte perché arriva Schliemann a fare scavi in ogni armadio, passano il tempo a fare Tarzan e Jane arrampicati tra gli scaffali, anche nel controsoffitto...Hanno persino ritrovato quell'orecchino della zia Lina che avevo perso anni fa in casa. Sono ovunque, sono un esercito, sembrano due e invece sono un battaglione di Navy Seals, appaiono, si mimetizzano e scompaiono. Più li contengo più è peggio, mi guardano come se fossi di passaggio in casa. Pensano di vivere sul set di un film di pirati, di avventure…N O N CE LA FACCIO PIU’!”

Risposta del mio saggio, sapiente e severissimo genitore:

“I tuoi figli sono due spiriti liberi, due creativi, due anime ribelli alle convenzioni, alle regole – che conoscono bene e che sanno come e quando rispettare e che quindi non gli interessano. Non puoi arginarli, lasciati trasportare dalla loro creatività. Guarda le ante del tuo vecchio armadio: le hanno colorate con gli acquerelli: con le mani e i pennelli…è un’opera d’arte! Abbiamo giocato con la mia collezione (quarantennale) di saponi di tutti gli alberghi dove siamo stati io e papà, abbiamo usato la mia cassetta degli attrezzi (di cui un professionista sarebbe invidioso) per trasformare il camion dei pompieri in un elicottero smontando le ruote dell’aspirapolvere. Loro sono così, liberi e felici. Fidati, lascia che si esprimano, non tarpargli le ali.”

“MA COME? NON CI CREDO….tu quoque Brutta….è così che me li “curi” ogni giorno? La collezione di saponi? Io e lo ziobarbuto non sapevamo nemmeno esistesse. Le ante del mio armadio? Opera d’arte perché non è a casa mia. A noi avevate comprato un pannello di sughero come unico spazio abitabile delle creazioni artistiche. La scatola degli attrezzi? Era circondata da filo spinato. Ma come è possibile che per noi la storia sia stata così tanto diversa? Voi eravate più severi o noi eravamo più obbedienti, più tranquilli….”

ERAVATE PIU’ NOIOSI.

giovedì 4 dicembre 2014

ARIMO

Capita a volte che nel mezzo del guado invernomilanoscuolalavoro ci voglia una pausa, una di quelle che ci vuole una valigia vera e magari anche un aereo. Ecco…eravamo proprio a quel punto del guado.

E così siamo partiti alla volta di una spiaggia bianca assolata e ventosa a una manciata di minuti di aereo da qui. E’ bastata una telefonata a quel ramo di famiglia che nella spiaggia assolata ci vive tutto l’anno e via!

Prima di partire abbiamo diligentemente formato i nanidagiardino corrompendoli e ricattandoli con i più biechi mezzucci perché si comportassero bene (ed essendo Babbbo Natale alle porte, ricattare un bambino è un gioco da ragazzi) e abbiamo ottenuto il risultato desiderato: due principi della corte d’Inghilterra…irreprensibili (ffiiiuuu). Abbiamo preparato le valigie: troppe e stracariche, secondo le indicazioni meteorologiche dell’amica fidata – di cui ovviamente non ci siamo fidati e siamo morti di caldo e al ritorno abbiamo pagato l’extra bagaglio come succede sempre al ritorno “da giù”. Abbiamo svegliato i bambini all'alba e….”il Comandante vi dà il benvenuto a bordo"…evviva, ecco cosa volevamo: fuggire, staccare i piedi dall'asfalto di Milano, scappare alla velocità di un aereo.

Ed ecco come è andata: siamo atterrati vicino alla spiaggia bianca assolata e ventosa, sotto un cielo azzurro che avevamo dimenticato e ci siamo seduti a tavola, saltando letteralmente per 4 giorni da una all'altra…senza opporre alcuna resistenza.

Maxi ha ritrovato famiglia, amici fratelli, mare e sole ed è rinato alla sua vera natura di maschio italico medio, ha abbandonato prole e moglie al loro destino, si è messo in modalità nonminteressanientediniente e ha dedicato il tuo tempo a svuotare la mente dai lacci e lacciòli della vita di città insieme a una manciata di maschi italici medi felici di rivederlo e condividere cibo, vino e chiacchiere fiume. Sì perché Maxi al Sud….chiacchiera!.

Mini ha passato 4 giorni ubriaco di regali e di abbracci, ha retto con classe a un’agenda matta e forsennata di cene, pranzi e merende e aperitivi e passaggi dalla zia e dalla cugina, lasciandosi trasportare come una medusa. Saggio, astuto e intelligentemente opportunista ci ha messo poco a capire che le zie sono sensibili ai suoi occhioni blu e che lo sguardo languido da bambino milanese stressato era la chiave di volta per avere accesso illimitato a cioccolato e gormiti. E’ stato travolto da 8 bambine alte, basse, grandi e piccole, more e bionde…non rimpiangendo nemmeno per un secondo la mancanza di un altro maschietto in questo affascinante pollaio. Le ha trascinate in corse sfrenate e giochi rumorosi e ha scelto la più bella e la più simpatica con un giudizio piuttosto volatile diverso ogni ora.

Micro ha saltabeccato tra le braccia di tutti impermeabile al cambiamento di abitudini. Ha passato 4 giorni con “le sue amiche” (ipse dixit) correndo come una paperella dietro a bambine più grandi di lei o con le “sue cugine”, due bellissime spilungone adolescenti con un km di capelli…da cui si è fatta fare i codini (N.d.r. Micro ha un taglio da marine ma questo non le ha impedito di fantasticare di boccoli e forcine) e con cui ha condiviso segreti inconfessabili…di già? Ha indossato immediatamente qualsiasi capo di abbigliamento le venisse regalato a patto che fosse rosa, pieno di paillette e molto kitsch con un sorriso da red carpet.

Io ho respirato sole, vento, mare e libertà dalla routine della pessima moglie che sono. Mi sono goduta e stragoduta la colazione in albergo, le cene ovunque, i pranzi da chiunque facendo persino fatica a scegliere dai menù. Mi sono dimenticata di avere un capo che mi vorrebbe accanto ogni volta che mi pensa cioè sempre, una casa, una lavatrice, una vita che sgomita per trovare un posto nella mia agenda, un sacco di scadenze da cui a casa non posso scappare.

Siamo stati in spiaggia a bagnarci i piedi (e le scarpe e le calze e i pantaloni), abbiamo ripulito i nostri verdognoli polmoni milanesi; abbiamo scavato una buca a mani nude e Mini si è lamentato perché non avevamo pensato a portare secchielli e palette!

Ci siamo fatti coccolare dalla bisnonna che a 95 ha più energia di me, ha giocato a “ce l’hai” con i bambini, ha coordinato la preparazione e armato un pranzo per 8 che nemmeno a Natale e ha raccontato storie di epoche estinte catalizzando l’attenzione di tutti con una verve e una sagacia che nemmeno io nelle mie serate migliori. Era a capo della tavola e della famiglia con una grinta che superava dolori e acciacchi dell’età e io che per il raffreddore raduno tutti al mio capezzale!


E siamo tornati alla base, soddisfatti e satolli dopo una pausa dalla solita vita, che siccome la conosciamo ogni tanto è piuttosto noiosa.

lunedì 24 novembre 2014

Tempo, tecnologia e sòle...

Sono figlia di una generazione di donne che la sapevano lunga: le nostre mamme sono nate quando alle bambine si insegnava economia domestica, erano giovinette quando tutte le regole sono state buttate alle ortiche e donne nei ruggenti anni ’80.

Loro hanno imparato a fare il letto come i militari, con la moneta che rimbalza sul materasso e l’angolo del lenzuolo perpendicolare al pavimento, glielo hanno insegnato le mamme, le nonne, le zie…tutto quel complesso gineceo che gli girava attorno. Hanno imparato le “buone maniere” senza discussioni: "composta" non era una marmellata! Hanno imparato a non lamentarsi, a trovare le risorse. Lavoro, casa, figli, marito, parenti del marito, parenti e basta, e loro sempre in piedi a coordinare, gestire, dare un senso a tutto e a tutti. Non c’era margine, non c’era puericultura, non c’erano le tate della tv e nemmeno le truppe di psicologi che ci scandagliano oggi. C’era solo ordine, disciplina e gerarchia. I papà davano la linea guida, le mamme la applicavano, i bambini obbedivano e...imparavano. Le donne erano pilastri della casa e della società e la verità è che sapevano spostare l’ago della bilancia molto di più ieri in silenzio da dietro le quinte che oggi dal proscenio pestando i piedi.

Poi si è capovolto tutto: i gomiti sul tavolo erano un simbolo di protesta contro l’apartheid in Sud Africa, sedersi a gambe larghe era un modo per combattere la guerra in Vietnam. Il tempo però scorreva ancora lento e le nostre mamme riuscivano a fare mille cose, tra cui protestare, nel tempo in cui noi oggi mamme 2.0 moderne e tecnologiche riusciamo a farne 2 (con l’illusione del multitask).

La nostra giornata è scandita e supportata dalla miglior tecnologia salva mamma e salva moglie eppure siamo più stanche, più lente, più molli, meno energiche, meno disciplinate.

Loro si alzavano, aprivano la finestra, rifacevano il letto, accendevano la moka e mentre la famiglia faceva colazione sistemavano la casa quel tanto che bastava per essere dignitosa. 7 giorni su 7. E la giornata iniziava….sembra uguale alla nostra ma non lo è.

Noi abbiamo il piumone con il sacco, loro la coperta di lana e la trapunta – sembriamo più comode ma è solo marketing: il piumone si muove dentro il sacco e se si prova a rifare il letto in fretta le piume finiscono tutte da un lato: io dormo al caldo e lui (ovviamente) sotto un lenzuolino a fiori come in agosto.

Noi abbiamo la macchinetta del caffè con le cialde e loro la moka. E’ meglio solo in pubblicità. Loro preparavano la moka la sera già sul fornello e al mattino bastava accendere il gas per caffè e bricco del latte. Il tutto era pronto nel tempo esatto che serviva per tornare in camera a “tirare su le coperte” e chiamare la famiglia a raccolta. E si ritrovava tutto caldo al punto giusto. L’infernale macchinetta si deve scaldare, incastra la cialda, fa uscire acqua, poi fa troppa schiuma, poi fa un caffè così ristretto che non si vede o così lungo che esonda quindi bisogna rifarlo guardandolo a vista e il microonde è il maligno: scalda a temperatura lavica contenitore e contenuto e poi tutto si raffredda in 5 secondi.

Noi abbiamo il SUV, loro la 600. Sembra meglio ma….loro caricavano circa 4 bambini più gli zaini, arrivavano a scuola in 5 minuti, si fermavano davanti alla scuola, salutavano la prole e andavano al lavoro, ovunque. Noi possiamo portare 2 bambini alla volta, legati in seggiolini singoli che nemmeno la Soyuz. Il SUV  è elefantiaco e il traffico non perdona. Non ci si può fermare davanti alla scuola perché si inquina, non si possono eiettare i bambini perché arrivano i sevizi sociali, bisogna parcheggiare, scendere e accompagnarli alla porta e salutare anche le mamme facendo attenzione a salutarle tutte.

Noi abbiamo il telefono cellulare – aziendale e personale - l’iPad, l’iPod, il tablet, il portatile, tutti i carica batterie e anche la batteria di riserva e anche l’agenda di carta. La chiave elettronica della macchina, del cancello, del garage e il telepass. La tessera fedeltà di qualsiasi negozio e bottega in cui siamo entrate anche solo una volta nella vita e che contengono ognuna uno sconto cui non accederemo mai. La carta carburante, il bancomat del conto personale e di quello di famiglia, la carta di credito – aziendale e personale, la tessera sanitaria (nostra e di tutta la famiglia perché non si sa mai), la tessera dell’autobus, la memoria esterna del pc perché non si sa mai. Gli auricolari, il vivavoce, il navigatore perchè il telefono mi serve e non so se ho campo, se posso usarlo off line, e se ho il download. La borsa con il pranzo perché da casa costa meno e la borsa con il trucco perché il make up di oggi va ritoccato ogni ora altrimenti sei out.

Mia nonna usciva con il paletò, i guanti e il cappello, la borsetta piccola e compatta e la borsa da medico, elegante e compatta.

Noi abbiamo il cooking chef che si può programmare, la caffettiera elettrica che però devo programmare, il contenitore per cucinare al microonde che posso programmare e anche la televisione che posso programmare e anche il telefono che ho programmato con il calendar per le call, così posso essere operativa anche after hour senza informare il cliente sappia che sono a casa e ho anche fatto il download della app per avere il menù perfetto in 30 min che accontenti tutti e che utilizzi quello che ho nel frigo, devo solo uplodare la foto del mio frigo e mi arriva la mail. Ecco…è arrivata adesso…dice: “vai a fare la spesa”. Ok…ordino la pizza ma lo faccio on line con il wi-fi perché…è comodo e veloce…mentre sono in call, e aspetto il download della mail e controllo che la vasca sia piena di acqua alla temperatura che ho programmato e intanto che aspetto rispondo a 5 conversazioni contemporanee su whatsapp: la nonna con la tata per domani; il capo per la riunione; le amiche per la festa; la collega per lo sciopero e le mamme del nido per il mercatino di natale, segno tutto sul mio google calendar che programmo con registrazione vocale (poi però lo scrivo anche sull’agenda di carta perché non si sa mai e anche sul calendario in cucina che leggono tutti), e in ultimo…una notifica di facebook mi ricorda che è il compleanno di mia cugina di cui tutti si sono ricordati tranne me. Nel frattempo arriva la pizza, la cassetta di verdure a domicilio, il bimby mi avverte che è pronta la frittata per il mio pranzo di domani e il campanello del bagno che i bambini sono bolliti e che siccome me li sono dimenticati nella vasca faranno tutto da soli e…non ho ancora fatto il letto perchè volevo provare un tutorial che insegna a farlo in 3 minuti.

A me sembra una sòla….

Io sono figlia di un’epoca in cui la sera si mangiava la “bistecchina” ai ferri con il papà e la mamma, senza tv e senza la pubblicità delle supposte anti stitichezza. In cui il telefono – uno solo per tutta la famiglia e immobile all’ingresso, non era autorizzato a suonare per tutta la durata della cena, in cui i bambini andavano a letto alle 9 perché non c’erano cartoni dopo le 8 e i ragazzi aspettavano l’inizio del Maurizio Costanzo show sul divano con la mamma…massima trasgressione prima di spegnere la luce.

Io sono figlia degli anni ‘70…quando il tempo era ancora galantuomo.

venerdì 31 ottobre 2014

Cozza, cozzetta e zecche varie

In queste settimane mi sono occupata:

  • di me - che non riesco a uscire da un fastidioso e antisociale acciacco che mi insegue dall’estate e della nuova alimentazione più o meno sana a cui mi costringe (più...quando unisco le sinapsi per il tempo sufficiente per essere sana; meno...quando è troppo tardi e per cena mangio in piedi 3 tortiglioni freddi conditi con succo di albicocca e un acino d'uca mangiucchiato)
  • dei nanidagiardino – al momento meglio conosciuti come cozza&cozzetta – e della loro routine autunnale:
    • copertura per aumentare le loro difese immunitarie nella pia speranza di ridurre l’impatto delle malattie invernali (assenze, mugugni e notti insonni): granuli, sciroppi e bustine da sciogliere (e occultare) due o tre volte al giorno con schemi triplicati tra mamma nonna e tata per non perdere nemmeno una goccia di questi rimedi taumaturgici che mi salveranno (mantra necessario per giustificare lo sforzo)
    • urla varie per ottenere il di cui sopra, per arginare la loro energia nucleare che esplode nei momenti meno opportuni, per riuscire a uscire di casa entro le 8.15...etc
    • sport in varia formazione: stesso posto stesso giorno orari diversi, posti diversi e giorni diversi stesso orario…io, la nonna, la tata...la triade ai blocchi di partenza per cambio sacca e bambino senza dimenticare il carro di vivande ristoratrici (che loro non dimenticano mai)
    • impegni sociali e parasociali (i 24 bambini delle loro classi compiono gli anni a 3 a 3 per settimana e distribuiscono tanto, troppo e inquietante zucchero che loro divorano schifando qualsiasi tentativo di cena sana), feste di compleanno, eventi e merende che iniziano a occupare strisciando le nostre agende 
  • della mia famiglia al terzo piano che ha sempre qualche tassa da pagare, qualche grana da risolvere, qualche impiccio da studiare (comunque pallido rimborso per un tataggio h24)
  • di manilabenedetta che l'estate scorsa è stata investita sulle strisce pedonali, è sana e salva ma merita giustizia e la giustizia richiede tempo
  • del mio lavoro che ogni tanto è al primo posto e ogni tanto all'ultimo…che ogni tanto merita i tacchi alti e ogni tanto i jeans, che ogni tanto fa ancora battere il cuore e ogni tanto lo fa…cadere, in un ottovolante isterico e imprevedibile di entusiasmi e voglia di fuggire
  • di Maxi che ha una pazienza infinita tra acciacchi, nani e impegni incrociati, che rifiuta sistematicamente e per religione di archiviare le bollette, di aprire la posta, di controllare un preventivo e di ascoltare le mie chiacchiere, che delega tutto ciò che riesce ma che prepara la colazione per tutti tutte le mattine (anche la domenica)
  • di uno zilione di altre piccole cose la cui somma fa un totale inquietante di zecche da rimuovere e di cui non si riesce mai a trovare la testa
Questa è la vera sfida di una mammamedia: riuscire a tenere tutte le "palle" in aria, come il più bravo dei giocolieri…senza che nessuna le cada in testa….OUCH! che male!! vado a prendere il ghiaccio perchè mi sono appena distratta un attimo!