venerdì 24 aprile 2020

Convivenza e isolamento - Parte 2


per chi se la fosse persa, qui la puntata precedente


Comunque...il tarlo, la nota stonata, il gesso sulla lavagna non è la privazione della libertà ma la privazione della proprietà!

Da queste parti la proprietà privata è sacra. Era sacra. Sarebbe sacra. Mi piacerebbe fosse ancora sacra. Lo so, sono una brutta persona

chiedo il permesso della corte di difendermi:

Un tempo avevo un cellulare mio e solo mio, il cui codice era mio e lo conoscevo solo io (nemmeno Maxi). Era la mia “stanza privata”, la mia vita, le mie amiche, il mio lavoro, i miei ricordi, i miei pensieri e sia annotato che il punto non è che non posso condividerli ma che NON VOGLIO. Non volevo. Non vorrei.

Avevo un pc che tecnicamente non è nemmeno mio, avevo luoghi in casa, oggetti, momenti miei. Poi la notte più nera della storia moderna mi ha chiuso in casa con altri 3 cristiani che prima vedevo solo qualche ora al giorno e invece da settimane siamo tutti insieme appassionatamente 24 ore al giorno. Io e Maxi preoccupati e destabilizzati abbiamo perso i primi pochi secondi dello sbarco al lockdown e ci hanno accerchiati e sconfitti. Mini e Micro invece non hanno battuto ciglio. Si sono velocemente espansi come due piccoli blob, hanno preso possesso di tutte le cose visibili e invisibili (cit.) in cui credevo. Due piccoli Rambo mimetizzati con il divano, con una fascia in testa e la faccia nerofumo, hanno dato l’assalto senza se e senza MA a tutto ciò che ci appartiene e che gli era proibito. Si muovono senza fare rumore, come tartarughe ninja, appaiono e scompaiono e hanno sempre qualcosa in mano.

Il cellulare si è difeso per qualche giorno, ha resistito poi ha dovuto esporre il suo contenuto a quei piccoli occhi curiosi, quelle piccole mani indelicate. Hanno il mio PIN! Me lo hanno estorto agitando un cucchiaio pieno di nutella sopra il tappeto mentre ero in bilico su una scala con un pensante scatolone in mano. Maxi, che è siciliano e omertoso per definizione, capace di nascondere segreti di stato senza battere ciglio ha perso la sua personale battaglia, la sua privacy è stata scoperchiata in una manciata di giorni, il suo PIN ricostruito calcolando i movimenti delle dita spiate nei momenti più delicati delle nostre giornate incollati uno all'altro. Accendono, scorrono, leggono messaggi, governano chiamate, giocano a carte con gli amici, prenotano acquisti. 

Avevamo account Whatsapp separati e riservati che ora sono trasmessi in mondovisione sugli schermi dei pc per semplificare la gestione scolastica così che le discutibili vignette o informazioni che arrivano a pioggia in questi giorni fanno ridere o piangere prima loro!

Mini e Micro vivono (o vivevano) in quell'ultimo miglio della vita in cui la “rete” deve (doveva) essere inaccessibile perché è il Male, il cellulare il Male, internet il Male.
Oggi la rete è inaccessibile a noi!

Pigiano, cliccano, leggono tutto ciò che passa anche sui pc che - ribadisco - tecnicamente non sono nemmeno nostri e noi li gestiamo con i guanti bianchi e gratitudine quotidiana ma “c’è la piattaforma, dobbiamo studiare, c'è la video, c'è il modulo” – maledetti, non è vero. Il video dell’Abruzzo durava 3 minuti, nella cronologia c'è la ricetta per lo slime!  La loro capacità negoziale è irritante.

E io che avevo protetto le spalle della sedia da incursioni video…pivella!

In questa lunga domenica in casa tutti sono dappertutto (tranne davanti alla lavatrice quando finisce). Ho provato a chiudermi nello sgabuzzino ma ci ho trovato Maxi che con sguardo assassino ha richiuso la porta. Al buio!

Abbiamo perso anche il tempo privato, quello che - dato non sono più piccini - pensavamo di aver recuperato. Errore…lui deve chiedere il permesso di fare qualcosa (trad. comunica che la farà, si dichiara aperto al no ma non è il momento per discutere…EVIDENTEMENTE); lei vuole sapere se può cenare a testa in giù, se può guardare 12 ore di tv, se possono chiamare, videochiamare, zoomare, organizzare video party, video pranzi!

Persino la lista di film e serie tv è stata sostituita dalla LORO: “dai raga (a chi?) siamo tutti insieme, guardiamo insieme un film, tutti insieme sul divano, siamo una famiglia” (usare la leva della "famiglia sul divano" è un colpo bassissimo...negoziatori maledetti!)

Lavorano per distrazione, abilissimi oratori pronunciano una raffica di parole brevi e concitate e confondono l’avversario: parlano parlano parlano parlano e fanno perdere il filo, rigorosamente quando siamo separati e impegnati e fragili, impugnando senza criterio qualcosa di nostro, creando un semplice effetto ansia (o crimine). Adorano il momento della riunione-video fiume con il capo che chiede conto e ragione di qualcosa, per cui il tempo di reazione è inesistente, non ci sono sinapsi a disposizione ed è lì che tutto è perduto.

siamo come Toro Seduto sconfitto davanti ai cowboy invasori.

Però

Io rimango vigile, sono addestrata alla resistenza e ho trovato una falla nel loro perverso piano di invasione: la notte. Quando scrivo è la 1.40 del mattino…da sola con il mio pic, il mio telefono, la mia musica, i miei auricolari. Scrivo, leggo, penso, lavoro.

Sì ho sonno ma il sapore della libertà (anche in isolamento) è troppo dolce per rinunciare dormendo.

giovedì 23 aprile 2020

Isolamento e convivenza - Parte 1


Siamo all’alba di un nuovo millennio, “questo è il giorno che verrà” come canta il mio amato Gringoire. Oggi più che mai ha senso domandarsi se “mille e non più mille” ma su questo è già stato detto tutto così come di casa, famiglia, convivenza, ricrescita, scuola. In queste settimane che somigliano molto alle “mie prigioni” ho fatto la medusa: mi sono lasciata trasportare dal contagio emotivo che ha impregnato qualsiasi attività casalinga:

Ho provato a fare il pane e alla terza produzione di masselli autobloccanti ho chiamato una panetteria e mi sono fatta consegnare dell’ottimo pane fresco, lievitato e cotto più che perfettamente. Io e il lievito non siamo amici, ci abbiamo provato…è andata così. E alla fine gniente qui lievito solo io perché non si fa altro che mangiare, parlare di mangiare e tacere. E tacere fa lievitare più dei carboidrati.

Ho acceso e spento il Bimby in modo convulso. Poi lui mi ha detto: “tesoro, restiamo reciproca eccezione come al solito e ci ameremo per sempre.” Saggio. L'ho spento e ho cambiato mira.

Ho modificato armadi e cassetti a giorni alterni con alterni risultati: comodo ma non bello, bello ma non comodo, carino, instagrammabile, molto hashtag konmarimethod, ho fatto foto a raffica per poi decretare che sarà figo ma il Giappone è lontano e che lo ziaGina method è numero 1. Aveva 8 figli e 3 armadi in un bilocale. Insegnava i fondamentali: non bello ma funzionale.

Quanto a sport ho consolidato la mia nota granitica renitenza al movimento aerobico. Mentre faccio il letto penso a Jane Fonda e tanto mi basta.

Poi ah certo i video aperitivi…la verità? passo il tempo a guardare me stessa nella telecamera cercando l’inquadratura migliore per sembrare magra, giovane, liscia e senza ricrescita oppure guardo dietro a chiunque: il divano starebbe meglio girato al contrario, chissà chi sono quei due nella foto sullo scaffale…e perdo pezzi. Che poi non è che ho più tanto da dire.

Poi vabbè…il video lavoro: “ci siete? dove siete? quanti siete?” Nelle lezioni dei bambini è tutto un “accendete il microfono a casa di Ginetta, spegnete la telecamera in casa di Tonino”. A metà tra la dogana che intrappola Massimo Troisi nel 1400 (“quasi ‘500” cit.) e le nomination del Grande Fratello. Le nostre sessioni video invece sono un caleidoscopio di incroci: il capo, il capo e una collega, il capo e due colleghi…in svariate declinazioni in cui il capo è pivot ma poi la parte più interessante è parlare del capo senza il capo. Già perché arriva per primo e per primo se ne va! Ore e ore incollati al pc con la telecamera sempre accesa saldamente e strategicamente puntata verso una libreria che sembra (ma non è) pulita, ordinata e dignitosa. Nessuno al mondo dovrà mai vedere l’Apocalisse dietro la lucina verde! L’inquadratura è stata congelata tipo telegiornale, la sedia ancorata alla libreria per evitare l’effetto intruso alle spalle e la famiglia minacciata delle peggiori ritorsioni alla più piccola modifica. Chiunque si sieda “alla postazione video” vende un’immagine editoriale patinata della nostra quarantena, lasciando il resto alla fantasia di chi guarda: lo stendino che ormai è parte dell’arredamento, il tavolo da pranzo trasformato in tavola da lavoro coperto dai 243 milioni di accessori necessari a ciascuno di noi per non muoversi per ore: cancelleria varia, tazze, bicchieri, temperini, strati geologici di qualsiasi cosa.

CHE NESSUNO VEDRÀ MAI!

La versione ufficiale è che va tutto bene, trucco e parrucco in caso di video, casa in ordine, orari rispettati. La versione ufficiosa è che il trucco e parrucco è lo stesso da tre giorni perchè non mi strucco neanche, che sotto la scrivania sono in pigiama e calzettoni, che la casa è in uno stato pietoso, che pranzo alle 4 e ceno se ceno e che la prima cosa che farò quando si tornerà alla normalità sarà dare l'aumento alla signora che mi aiuta in casa. Penso a lei con la stessa struggente malinconia con cui penso al mio ex di cui non ho più notizie.



[to be continued…]

domenica 15 marzo 2020

"Chissene"


Oggi Veronilla ha voglia di parlare, di raccontare una storia. Una storia arrabbiata però.

Le ultime settimane sono state piene di parole: notizie, istruzioni, dolore, ironia, sarcasmo, energia, consigli: metti in ordine, cucina, truccati, vèstiti, svestiti, cucina, apparecchia, sparecchia. Overdose. Io ho cercato spesso il silenzio per non perdere il mio centro. Però però, come dice Cyrano: “al fin della licenza io tocco” e oggi, finita la “licenza”, io racconto una storia.

La storia di una piccola comunità, un fortino chiuso, una testuggine per definizione (come altri mille mila). La storia di un’isola piccina picciò in cui, sulla guida del telefono, ci sono al massimo 3 cognomi. Un’isola che in estate la amano tutti e in inverno non se la fila nessuno; in estate tutti a guardare il tramonto con le infradito sulle rocce facendo selfie improbabili, in inverno quando il mare ulula e taglia i collegamenti…boh, vabbè dai “chissene”, Milan l’è un gran Milan.

In estate abitata dal sciur Brambilla, con la patente nautica delle patatine, e in inverno da donne, bambini e anziani che senza selfie improbabili tengono viva l’isola alla faccia delle difficoltà. Aspettano i naviganti e tacciono. E’ così da secoli. Qui se non fai il nautico, te ne devi andare e in ogni caso anche dopo, te ne devi andare o in mare o a cercare fortuna. Se resti parti, se parti parti. Anche tornare è un viaggio. Il “girodirolex” è sufficiente per fare il giro dell’sola; per arrivarci di giri di rolex ce ne vogliono almeno 12. Gli abitanti dell’isola se ne stanno là, ancorati alla loro roccia, senza dare fastidio a nessuno…è gente di mare, dura e pura, forgiata dal mare e dall'inaccessibilità. Se ti va bene resti, altrimenti te ne vai. Punto.

La storia, la storia, ecco la storia: oggi è morto il Comandante Giacomo. Ma questa non è la storia, càpita ed era già previsto; no, niente virus, solo la dura legge della vita. Oggi i figli non possono andare dalla mamma. Ma anche questa non è la storia. Lo sapevano già per due ordini di motivi: primo perché quando parti dall'isola lo sai, sai che potresti non esserci in questi casi. Lo sai e basta, parti consapevole. Non è facile ma è un dato. L’isola è partenza. Chi lascia l’isola, chi parte per mare sa che può succedere di tutto. Partenza, Assenza, Lontananza sono le sorelle, le mogli, le figlie dei marinai. La vita dell’isola è così. Oggi poi i figli non possono tornare perché oggi è così per tutti, nessuno può andare da nessuna parte e loro – che potrebbero chiedere la deroga non lo fanno. Perché? Per rispetto, disciplina, obbedienza. Nessuno si deve muovere. Nessuno. Nessuno? Ma nessuno nessuno o nessuno tranne “me”? Vabbè dai..”chissene”, io parto. Quarantena…vacanza…stà a guardar er capello!

Ed ecco la storia: quell'isola fino a qualche giorno fa era una piccola Ellis Island, circa 5 mila persone in naturale e sicura quarantena; un unico grande nucleo famigliare che poteva continuare a condurre una vita più serena della nostra di cittadini promiscui.

Ed ecco la storia: il comandante è tornato a navigare, è partito come ha sempre fatto. Ha salutato sua moglie sul molo ed è partito. E lei è rimasta…più sola che mai. Perché? Perché sull'isola è arrivato un piccolo esercito longobardo portando alta la bandiera del “chissene”. In 3 mila (circa il 50% della popolazione censita!) hanno pensato che fare la quarantena a casa a Milano è da sfigati e che farsi 12 ore di viaggio per arrampicarsi su una roccia in inverno – senza ospedale e con il rischio di essere isolati dalla città, era più sicuro. Eh sì perché “sticazzi” (oggi Veronilla può dire tutto) già che non lavoro me ne vado sull'isoletta che tra un’amuchina e l’altra prendo il sole. Com'era il motto: l’Italia agli italiani, facciamo turismo in Italia. Ma quando? In piena emergenza ovviamente. E dove? In una comunità piccola, fragile, isolata e senza strutture. E’ un posto così carino. Tanto poi il virus lo prendono gli altri. Per altro una comunità che in inverno è formata per lo più da anziani è il posto migliore dove andare a portare un virus che mina prevalentemente gli anziani. Ma forse lo hanno fatto con il preciso intento di conquistare l’isola. “Uè Gina, in valigia hai messo un po’ di Coronavirus? Che magari laggiù gli isolani non ce l’hanno” “Sì sì Gino, tranquillo…non mi lavo le mani da due giorni, così quando andiamo giù che c’è la Rosa che non la vedo dall’estate me la abbraccio tutta!”

E così adesso “Ellis Iland” ha la stessa popolazione di Agosto, senza avere la capacità ricettiva di Agosto perchè adesso l’isola è chiusa. Vabbè ma dai ma “chissene”, spiaggia e piazzetta e via. Qui è diverso, mica fanno i controlli!

La morale della storia è che questi 3000 intrusi oggi dovrebbero andare in chiesa a salutare il Comandante in nome e per conto dei figli e dei 4998 parenti che non possono uscire di casa perchè la loro quarantena naturale è finita. Perché se “chissene” deve essere che lo sia davvero. I residenti dovrebbero chiudersi in casa - nel rispetto del DPCM del Presidente Conte e loro - piaga nella piaga, dovrebbero fare la spesa, portare i pasti, pulire le strade, fare della quarantena un momento catartico di servizio civile. Perché bisogna imparare ad avere rispetto per le regole e per la paura, come ha sempre fatto il Comandante Giacomo che oggi è partito dal suo molo da solo come sempre e lo ha fatto mettendo in valigia rispetto e paura come sempre. Non per la morte ma per il viaggio, per il mare. Perché è solo la paura che tiene vigili e noi oggi – nonostante tutto – non abbiamo ancora imparato cosa è la paura.

Forse prima di lanciare gli hashtag fighi pieni di nazionalismo patinato bisognerebbe imparare a scrivere “obbedienza”.

Buon viaggio Capitano. Su questa nave ci sono troppi comandanti e pochi marinai. Speriamo di non colare a picco.

mercoledì 13 novembre 2019

Nomen omen (o anche no)

Quando si è trattato di dare i nomi al contenuto delle due pance io e Maxi non abbiamo avuto dubbi. Siamo due appassionati di storia e i nomi li abbiamo scelti tra i personaggi le cui vite ci hanno appassionato.


Mini porta il nome di un grande condottiero del Nord, uno stratega, un combattente, “il Re Sergente", severo, militare, un leader naturale! ….In realtà somiglia molto di più a Quinto Fabio Massimo, "il Temporeggiatore" :
  • è di una lentezza esasperante: tra il dire e il fare ci sono varie altre priorità
  • è più intellettuale che fisico, cerebrale, contorto e complicato: un politico naturale, la dialettica è il suo pane vero: la ragione che porta alla verità: LA SUA però
  • è un oratore sopraffino, un negoziatore: dato un assunto di partenza (qualsiasi), conduce il suo interlocutore al suo esatto contrario senza lasciargli via di scampo
  • è affettuoso ed empatico – freddo e razionale!
  • è prudente, attento, pasticcione, distratto, pigrissimo, intellettualmente sfidante, rispettoso e scientemente anarchico. E' difficile essere autorevoli con lui, difficilissimo essere autoritari, ha sempre in canna un'argomentazione o una risposta: "cosa intendi, precisamente? ti devo far notare, ti devo chiedere, devo finire, fare, giocare, andare, guardare, non voglio, non volevo, pensavo…bla bla bla"
  • è capace di analisi e di collegamenti a cui non riusciremmo a pensare. Io e Maxi abbiamo svariate sinapsi e titoli da esibire e spesso rimaniamo senza argomenti: "non sono io che sono distratto, sei tu che hai fatto due richieste ravvicinate uguali e contrarie"; "lo so come si dice in inglese, ho scelto io di dirlo come voglio perché io non sono inglese"


Ha un cervello che viaggia a tremila all'ora e un fisico che lo segue con calma. Conduce tavoli negoziali, affascina le folle ma dal divano. Da grande vuole fare l’ingegnere ma 2+2 fa 22 – però la spiegazione con cui lo dimostra è inattaccabile.

Volergli bene è un'altalena isterica di amore assoluto e assoluta nevrosi. Gli allenatori abdicheranno e le maestre cambieranno mestiere ma noi lo troviamo simpatico. Ogni tanto.

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Micro porta il nome di un’Imperatrice potente e di una Regina caparbia. Lei è coerente con il suo nome importante anche se in verità le starebbe tanto meglio Attila. E' veloce come una scheggia, devastante come un uragano (ecco a chi somiglia veramente al suo omonimo uragano, uno per altro che ha fatto davvero casino!). Al suo passaggio lascia una scia di devastazione e caos. 
  • è un'esperta in logistica: sposta oggetti, raccoglie cose di ogni genere, dimensione e peso in ogni luogo. Accumula, sparge, recupera, movimenta, modifica, ritaglia, incolla (tutto contemporaneamente)
  • ha un tempo di comporto minimo nell'alternanza delle emozioni (noi sì però), passa dal riso al pianto senza passare dal via!
  • non ha tempo per il dolore, piange per nervi, frustrazione o per onore
  • è permalosa e caparbia, determinata e prepotente. Dispone e organizza cose e persone puntando un indice microscopico ovunque e urlando sguaiatamente. Ha le dimensioni di un chiuaua e la forza di un molosso
  • le sue regole sono rigorosamente non negoziabili. Somigliano alle nostre ma solo rivedute e corrette diventano applicabili!
  • pretende risposte – hic et nunc altrimenti prende lei in mano le redini di un contraddittorio e lo gestisce imperativa e risolutiva
  • è caparbia e competitiva: si allena fino allo sfinimento “sulle cose che non sa perché quelle che sa, le sa”. Da grande vuole fare le Olimpiadi o la veterinaria o la cantante (è stonata come una campana bucata ma nessuno ha il coraggio di dirglielo)
  • è una donna cosciente del suo valore: con i maschi si impone solida e forte, con suo fratello invece piega le ginocchia e il crapino e lo guarda innamorata senza scampo


Noi abbiamo tutti paura di lei, tenerla a bada è una sfida. A lei non interessa quello che le succede attorno se questo interrompe il suo personale flusso di pensiero o meglio di azione. Ha una coordinazione mano-occhio e delle competenze fisiche inaspettate rispetto alle sue minuscole dimensioni ma è davvero una grezza. Bisognerà lavorare sulle buone maniere, per esempio spiegarle che su una sedia ci si siede e che quando parla con qualcuno sarebbe gentile non stare a testa in giù.

Volerle bene è un azzardo, un otto-volante di abbracci e strilli. Gli allenatori dovranno inseguirla, le maestre dovranno sudare ma noi la troviamo simpatica. A piccole dosi.


lunedì 21 ottobre 2019

Rinascimento e cellulare


Il mondo 3.0 è meraviglioso, veloce e stimolante. E’ un mondo di pace (forse), di condivisione (aiuto), di salute (ansia). Un nuovo Rinascimento: l’Uomo e il suo cellulare al centro di un Universo contorto, incoerente, divertente e soprattutto veloce.

Pace cioè mentre spieghi ai tuoi figli che devono discutere senza menarsi come fabbri, in tv scorrono scene di risse in parlamento.

Condivisione cioè viene fuori da Facebook che l’odiosa prof di Gigino è quella lontana e mite cugina con cui passavo l’estate da bambina.

Salute cioè se mangio le noci oggi non muoio domani ma domani si scoprirà che le noci sono veleno e dovrò mangiare le uova che ora di sera saranno diventate il Male e dovrò bere succo di melograno per non morire mercoledì, il tutto mentre mi spalmo 7 creme per proteggermi dal sole che è il Male ma le creme sono il Male perché inquinano e poi devo bere litri d’acqua MA dalla borraccia perché anche la plastica è il Male ma l’ho lasciata a casa quindi il dilemma è: morire di sete per principio o comprare una bottiglietta di acqua andare a confessarmi.

Ma è la Velocità la punta di diamante. E lo scrivo su un mezzo lento e quindi non più interessante. E tu che stai leggendo sappi che sei l’unica (oltre a me) ad essere arrivata fin qui. Tra lettura veloce, lettura a F, parole chiave, risposte che arrivano prima delle domande e…“faccine”, la comunicazione oggi è isterica, sincopata, abbreviata, supersonica e molto molto comica, ricca di spunti da cui trarre il quarto d’ora di fama che non si nega mai a nessuno, nemmeno a me che sto scrivendo.

Ieri: “Egregio Dottore la contatto per la riunione...”. Oggi: “meet @3 se c6?”. E’ un’iperbole certo ma non troppo. La mia casella di posta ormai oscilla tra il folle e il ridicolo:

”mi dai il tuo numero di telefono?” [mumble: “è nella firma elettronica, cercalo”]
E invece: 0277.. Ho fretta, è un cliente, se mi infilo nello spiegone non finisco più. E poi in fondo prima o poi farò una domanda stupida anche io.

“domattina a che ora la riunione?” [mumble: “guarda l’agenda”]
E invece: alle 9…perché sono 5 digitazioni contro 14, sto facendo altro, se glielo spiego non mi passa più e mi viene il nervoso. E poi prima o poi perderò un pezzo anche io.

Ma il vero flusso di coscienza della comunicazione 3.0, il solo liberitutti è lui: Whatsapp. E’ veloce, efficace e sa sempre tutto. E’ multifunzionale: scrittura, voce, video, foto, simboli; Signore incontrastato di questo Rinascimento; vittima e carnefice, áncora, egocentrico protagonista in ufficio, a casa, in piazza, in un qualsiasi gruppo umano.

Hai detto gruppo? Hai detto gruppo? Anatema, pentienziagite direbbe Umberto Eco. Il gruppo Whatsapp è l’Agorà 2.0, la piazza, il pulpito e la gogna.

I gruppi esistono in varia declinazione e nascono come funghi: ufficio, colleghe, colleghe simpatiche, compleanno della collega, riunione di domani, amiche (in decinaia di sottodeclinazioni), regali/feste (si autogenerano), famiglia (in svariate sotto declinazioni) etc... e tutti con picchi di creatività notevole:

#  Gruppo: regalo di laurea per Maria
Domanda: non ho capito per chi sono i 20 euro, e poi per cosa?

#  Gruppo: cena di Natale
Domanda: scusate per le verruche avete consigli?

E poi: faccine a pioggia, errori di battitura e messaggi criptici dettati e non corretti

Il pezzo “i gruppi whatsapp” è trend topic su tutte le piattaforme comiche. Ha salvato carriere, creato carriere tutte attorno a una sola dichiarazione di fantozziana memoria: “la chat di classe è una cagata pazzesca”….92 minuti di applausi, standing ovation, candidato alle presidenziali USA.

Oggi, dopo 10 anni di gruppi classe, voglio dire una cosa controcorrente: alla fine A ME I GRUPPI classe, ufficio, amici MI piacciono un sacco! C'è voluto tempo ma ho imparato a capirli, a usarli, a leggerli. Tutti hanno un po' imparato direi. Si fanno lì dentro le stesse cose che si facevano negli anni ’80 salvo che invece di stare seduta sul divano, mentre faccio una domanda qualsiasi posso fare altre 556 cose: stendere, cucinare, camminare, ascoltare musica, e anche quelle che non si possono scrivere sul blog. La differenza tra me e mia mamma è lei per chiedere alla mamma di Gegia i compiti per domani avrebbe dovuto sedersi, comporre il numero sul telefonone della SIP, sperare che fosse a casa, fare due chiacchiere di circostanza e poi arrivare al punto. Totale 15 minuti. Era fuori luogo? Era inopportuna? Forse. Ma era segreta, tutt'al più se la mamma di Gegia avesse voluto raccontare della domanda inopportuna avrebbe dovuto rifare tutta la trafila della telefonata per dirlo a qualcuno e allora sai cosa c’era? Pazienza, vado a fare la spesa. A domanda…risposta e sciao, la notiziola della domanda inopportuna era relegata a chiacchiere tra 4 mura.

Oggi ogni esposizione è pubblica e ha un prezzo da pagare. Le mura non esistono più, o meglio non sono più per sole 4 persone ma per i “follower” - mai meno di una centiade.

Ogni tanto leggo e mi viene da ridere, da sorridere, da rispondere, da ribattere. Ogni tanto invece mi spiace per quei silenzi rumorosi che come il vapore non fanno rumore ma si sa bene che trovano sfogo da qualche parte. Sì perchè tutto ciò che si scrive viene giudicato, analizzato e amplificato. Che faticaccia fanno in tanti. Io - che nella rosa di emozioni preferisco quella dell'indignazione - che per prima scrivo cose sbagliate e leggo cose in modo sbagliato...consiglio a tutti LEGGEREZZA, supporto, comprensione per tutto quello che c'è dietro lo schermo. Come si dice? Mettersi le scarpe di qualcuno prima di giudicare? Ecco, mettiamoci dietro quella tastiera e poi ne parliamo.

Detto questo, grazie di aver letto. Oggi avevo voglia della mia dose di palcoscenico.
E ora...che parlino gli haters perché i consensi sono fuori moda.

lunedì 23 settembre 2019

Volevo solo...


Ore 22:00 cucina pulita, tavola apparecchiata per la colazione, lavapiatti in funzione, silenzio in casa. Marie Kondo scansate. 

Vado a letto, anzi no, ho voglia di una tisana

Ed è subito Apocalisse


  1.  La cucina è pulita ma io la tisana la voglio…e intanto che ci penso sono le 22:05 ma intanto ho controllato i diari e firmato due avvisi per Mini e Micro, multitask 24 ore al giorno
  2. La tisana, giusto. Antina e mug. Quale? Io adoro i mug, nel dubbio chi mi conosce mi regala un mug, scegliere è sempre una lotteria! Questa, no questa che è più grande, però è pesante, questa, sì…trovata!
  3. La tisana, giusto. Tisana, pare facile…ne ho 87 tra foglie e filtri, prendi la scatola che contiene le scatole, è bellissima, di legno con il vetro, pesa un tot ma ne è troppo bella...però forse preferisco quelle in foglie nei barattoli, non lo so vorrei quella per digerire, ma anche quella per dormire però forse ho le gambe gonfie, vediamo…la malva o il ginseng, però lo zenzero...
  4. Trovata! Ovviamente quella fresca quindi ci vuole filtro, cucchiaino e foglioline che vanno dappertutto e sono le 22:11
  5. Rimetti a posto le tisane, i barattoli, le scatole, la scatola, non ci stanno, ricomincia daccapo, è un tetris ma ce la puoi fare, oh guarda, la camomilla non è finita, magari cambio idea  ma no dai, stasera no, rimetti tutto a posto.
  6. L’acqua: del rubinetto? Il lavandino è tanto bello pulito, senza una goccia, odio chi usa la cucina dopo che è stata pulita. Della bottiglia? Apro il frigo, chi ha messo via la bottiglia quasi vuota? La finisco ma non mi basta, vado in balcone porto il vuoto, metto il vetro nella cassetta, il tappo nella plastica, prendo quella piena, metto già la guarnizione di plastica nel bidone e già che ci sono chiudo il sacco così domani lo porto giù mentre esco e rimetto un sacco nuovo che non si sa mai ma sono dentro perché li ho appena comprati e apri la confezione e butta la fascetta nel contenitore della carta, accidenti qualcuno ha buttato una scatola senza romperla, aspetta che rompo la scatola, butto la fascetta e torno alla plastica. Taglia un sacco nuovo dal rotolo, non è come dirlo, ci vuole Hulk ma tira qui e tira lì ecco fatto. Sacco vecchio qui, sacco nuovo lì, rotolo di sacchi qua. Cosa stavo facendo? Ah sì, la tisana. E sono le 22.17
  7. Tazza piena d’acqua, ovviamente il lavandino si è bagnato, va là che passo la pezzuola ma guarda qui questa macchietta non l’avevo vista, aspetta che con lo spray la tolgo. Ci vuole lo spray per l’acciaio, è nello sgabuzzino, ah ma guarda è finito il detersivo, meglio aggiornare la lista della spesa così domani la faccio on line, mi sa che sono finiti anche i biscotti, andiamo a vedere. Cosa stavo facendo? Ah sì, la tisana. E sono le 22:23
  8. Ding! Fa il microonde. Finalmente. Vado a berla sul divano, con il vassoietto tanto caruccio che mi hanno regalato per il compleanno nmila anni fa. Antina, vassoietto che siccome è piccolo cade sempre dietro. Microonde, tazza…scotta un po’, ci vuole la presina, prendi la presina.
  9. Togli il filtro ma occhio alle gocce e alle foglioline; vanno nell'umido ma non cadono tutte mannaggia a loro, però guarda come è pieno…potrei quasi buttare anche l’umido domattina, aspetta che lo chiudo e lo metto vicino alla plastica, poi rimetto il sacchetto nuovo che è là dietro i sacchetti, porca miseria cascano sempre dietro al cestino. Fatto. Sacco pieno qui, sacco nuovo nel bidoncino e via.
  10. Sciacquo il filtro nel lavandino ma con cura perché le foglioline rimaste che cadono nel filtro del lavandino, anche loro vanno nell'umido e non nello scarico ma porca paletta ho appena chiuso il sacchetto, che palle bagnare il sacchetto nuovo con le foglioline della tisana che poi fa il fondino con l'acqua…Greta fattene una ragione le butto nel nero dove ci sono altre mila cosa e che potrei chiudere per portarlo già ma a questo punto della differenziata non me ne frega più una fava, devo asciugare il lavandino che è viola come la mia tisana, la tisana si è raffreddata, ho in giro la presina, il filtro, il vassoietto e a breve anche la tazza vuota e per fortuna che non metto zuccheri vari altrimenti avrei anche il cucchiaino.
  11. Sono le 22:30, volevo solo una tisana e il divano e invece sono intrappolata in un loop spazio temporale perverso. Non riesco a uscire dalla cucina che con i tentacoli della raccolta differenziata, del lavandino pulito altrimenti le donne di 4 generazioni dietro di me si ribellano e mi fanno dormire male, la tisana fa schifo, è gelata e non la voglio più. Chi non è andato a letto sta guardando la partita perché ho perso il turno per la scelta del film e io provo a uscire dalle sabbie mobili attaccata agli stipiti della cucina che confinano con la lavanderia che canta suadente le sue canzoni ipnotiche: vieni a stendere, riempimi, svuotami, piegami… nooooooo


Volevo una tisana rilassante, adesso ho bisogno le gocce!

lunedì 9 aprile 2018

Pensavo fosse un ladro, invece era un benefattore


Sono arrivata alla fase 2.0 della mio percorso di vita e ho imparato una lezione: se cambi l’ordine dei fattori, cambi il risultato e il risultato nuovo è quello giusto.

Un fattore di esempio: il ladro. Non è un vero criminale ma un life coach. Non è lui che ruba, ma io che espongo una debolezza, lui – con il suo gesto premuroso – mi aiuta a non ripeterla, ad alzare il mio livello di attenzione. Ho cambiato l'ordine dei fattori e il risultato magicamente suona saggio.

Mannaggia...e c’è chi paga migliaia di euro per imparare quello che io ho imparato in pochi minuti.

La “via di Damasco” che ha cambiato la mia vita è stata una cena consegnata a casa, come si usa fare oggi. Il ragazzo ha lasciato la bici sotto il portone – dentro un cancello chiuso, in una proprietà privata – incustodita per pochi minuti. Quando è sceso la bici non c’era più ed è giusto così perchè è il risultato di una serie di errori. Se facciamo il più classico crash meeting - come in azienda - tutto appare più chiaro:
  • errore: la cena delivery è un’aberrazione moderna: arriva fredda, non è elegante, sminuisce il valore del ristorante e del cibo, non è etica, è consegnata da ragazzi sottopagati e senza sicurezze. Ho sbagliato ad alimentare questo orrore moderno.
  • errore: avrei dovuto chiamare le forze dell’ordine per denunciare ignoti per il furto di un bene mobile non registrato e incustodito e invece ho regalato al ragazzo una bicicletta…
  • errore: la bicicletta era incustodita e non legata - seppure in un luogo chiuso e privato ma lui non avrebbe dovuto lasciarla, nemmeno per essere più veloce, avrebbe dovuto legarla e fare con calma
  • errore: lui non dovrebbe accettare di lavorare in questo modo, dovrebbe pretendere un mezzo di trasporto aziendale, protetto e assicurato, dovrebbe lottare per i suoi diritti di lavoratore
  • errore: ci vuole una sorveglianza notturna, chi ha votato per il no in assemblea ha sbagliato e adesso è tutto chiaro 

Insomma…grazie signor ladro per aver spostato la bici. E' arrivato il momento di riabilitare questa figura professionale che ha una funzione sociale molto importante e finora è stata così bistrattata. Ora basta.

Chi ci crea delle difficoltà lo fa per il nostro bene, per dare una lezione di responsabilità personale e civica. Quelli che finora chiamiamo criminali in realtà compiono un servizio è ora di aprire gli occhi.

Se non ci fossero i ladri, non ci sarebbero sistemi di sicurezza; se non ci fossero i bulli, non ci sarebbero le palestre, se non ci fossero i writer non ci sarebbero le squadre di pulizia… se non ci fossero crimini, non ci sarebbe tutto un indotto che tiene in realtà in piedi questa nostra società, se non ci fossero problemi...non ci sarebbero soluzioni.

Grazie signore che ha spostato la bici al ragazzo delle consegne e grazie a chi ha cambiato il corso della mia vita illuminandola di saggezza.