mercoledì 13 novembre 2019

Nomen omen (o anche no)

Quando si è trattato di dare i nomi al contenuto delle due pance io e Maxi non abbiamo avuto dubbi. Siamo due appassionati di storia e i nomi li abbiamo scelti tra i personaggi le cui vite ci hanno appassionato.


Mini porta il nome di un grande condottiero del Nord, uno stratega, un combattente, “il Re Sergente", severo, militare, un leader naturale! ….In realtà somiglia molto di più a Quinto Fabio Massimo, "il Temporeggiatore" :
  • è di una lentezza esasperante: tra il dire e il fare ci sono varie altre priorità
  • è più intellettuale che fisico, cerebrale, contorto e complicato: un politico naturale, la dialettica è il suo pane vero: la ragione che porta alla verità: LA SUA però
  • è un oratore sopraffino, un negoziatore: dato un assunto di partenza (qualsiasi), conduce il suo interlocutore al suo esatto contrario senza lasciargli via di scampo
  • è affettuoso ed empatico – freddo e razionale!
  • è prudente, attento, pasticcione, distratto, pigrissimo, intellettualmente sfidante, rispettoso e scientemente anarchico. E' difficile essere autorevoli con lui, difficilissimo essere autoritari, ha sempre in canna un'argomentazione o una risposta: "cosa intendi, precisamente? ti devo far notare, ti devo chiedere, devo finire, fare, giocare, andare, guardare, non voglio, non volevo, pensavo…bla bla bla"
  • è capace di analisi e di collegamenti a cui non riusciremmo a pensare. Io e Maxi abbiamo svariate sinapsi e titoli da esibire e spesso rimaniamo senza argomenti: "non sono io che sono distratto, sei tu che hai fatto due richieste ravvicinate uguali e contrarie"; "lo so come si dice in inglese, ho scelto io di dirlo come voglio perché io non sono inglese"


Ha un cervello che viaggia a tremila all'ora e un fisico che lo segue con calma. Conduce tavoli negoziali, affascina le folle ma dal divano. Da grande vuole fare l’ingegnere ma 2+2 fa 22 – però la spiegazione con cui lo dimostra è inattaccabile.

Volergli bene è un'altalena isterica di amore assoluto e assoluta nevrosi. Gli allenatori abdicheranno e le maestre cambieranno mestiere ma noi lo troviamo simpatico. Ogni tanto.

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Micro porta il nome di un’Imperatrice potente e di una Regina caparbia. Lei è coerente con il suo nome importante anche se in verità le starebbe tanto meglio Attila. E' veloce come una scheggia, devastante come un uragano (ecco a chi somiglia veramente al suo omonimo uragano, uno per altro che ha fatto davvero casino!). Al suo passaggio lascia una scia di devastazione e caos. 
  • è un'esperta in logistica: sposta oggetti, raccoglie cose di ogni genere, dimensione e peso in ogni luogo. Accumula, sparge, recupera, movimenta, modifica, ritaglia, incolla (tutto contemporaneamente)
  • ha un tempo di comporto minimo nell'alternanza delle emozioni (noi sì però), passa dal riso al pianto senza passare dal via!
  • non ha tempo per il dolore, piange per nervi, frustrazione o per onore
  • è permalosa e caparbia, determinata e prepotente. Dispone e organizza cose e persone puntando un indice microscopico ovunque e urlando sguaiatamente. Ha le dimensioni di un chiuaua e la forza di un molosso
  • le sue regole sono rigorosamente non negoziabili. Somigliano alle nostre ma solo rivedute e corrette diventano applicabili!
  • pretende risposte – hic et nunc altrimenti prende lei in mano le redini di un contraddittorio e lo gestisce imperativa e risolutiva
  • è caparbia e competitiva: si allena fino allo sfinimento “sulle cose che non sa perché quelle che sa, le sa”. Da grande vuole fare le Olimpiadi o la veterinaria o la cantante (è stonata come una campana bucata ma nessuno ha il coraggio di dirglielo)
  • è una donna cosciente del suo valore: con i maschi si impone solida e forte, con suo fratello invece piega le ginocchia e il crapino e lo guarda innamorata senza scampo


Noi abbiamo tutti paura di lei, tenerla a bada è una sfida. A lei non interessa quello che le succede attorno se questo interrompe il suo personale flusso di pensiero o meglio di azione. Ha una coordinazione mano-occhio e delle competenze fisiche inaspettate rispetto alle sue minuscole dimensioni ma è davvero una grezza. Bisognerà lavorare sulle buone maniere, per esempio spiegarle che su una sedia ci si siede e che quando parla con qualcuno sarebbe gentile non stare a testa in giù.

Volerle bene è un azzardo, un otto-volante di abbracci e strilli. Gli allenatori dovranno inseguirla, le maestre dovranno sudare ma noi la troviamo simpatica. A piccole dosi.


lunedì 21 ottobre 2019

Rinascimento e cellulare


Il mondo 3.0 è meraviglioso, veloce e stimolante. E’ un mondo di pace (forse), di condivisione (aiuto), di salute (ansia). Un nuovo Rinascimento: l’Uomo e il suo cellulare al centro di un Universo contorto, incoerente, divertente e soprattutto veloce.

Pace cioè mentre spieghi ai tuoi figli che devono discutere senza menarsi come fabbri, in tv scorrono scene di risse in parlamento.

Condivisione cioè viene fuori da Facebook che l’odiosa prof di Gigino è quella lontana e mite cugina con cui passavo l’estate da bambina.

Salute cioè se mangio le noci oggi non muoio domani ma domani si scoprirà che le noci sono veleno e dovrò mangiare le uova che ora di sera saranno diventate il Male e dovrò bere succo di melograno per non morire mercoledì, il tutto mentre mi spalmo 7 creme per proteggermi dal sole che è il Male ma le creme sono il Male perché inquinano e poi devo bere litri d’acqua MA dalla borraccia perché anche la plastica è il Male ma l’ho lasciata a casa quindi il dilemma è: morire di sete per principio o comprare una bottiglietta di acqua andare a confessarmi.

Ma è la Velocità la punta di diamante. E lo scrivo su un mezzo lento e quindi non più interessante. E tu che stai leggendo sappi che sei l’unica (oltre a me) ad essere arrivata fin qui. Tra lettura veloce, lettura a F, parole chiave, risposte che arrivano prima delle domande e…“faccine”, la comunicazione oggi è isterica, sincopata, abbreviata, supersonica e molto molto comica, ricca di spunti da cui trarre il quarto d’ora di fama che non si nega mai a nessuno, nemmeno a me che sto scrivendo.

Ieri: “Egregio Dottore la contatto per la riunione...”. Oggi: “meet @3 se c6?”. E’ un’iperbole certo ma non troppo. La mia casella di posta ormai oscilla tra il folle e il ridicolo:

”mi dai il tuo numero di telefono?” [mumble: “è nella firma elettronica, cercalo”]
E invece: 0277.. Ho fretta, è un cliente, se mi infilo nello spiegone non finisco più. E poi in fondo prima o poi farò una domanda stupida anche io.

“domattina a che ora la riunione?” [mumble: “guarda l’agenda”]
E invece: alle 9…perché sono 5 digitazioni contro 14, sto facendo altro, se glielo spiego non mi passa più e mi viene il nervoso. E poi prima o poi perderò un pezzo anche io.

Ma il vero flusso di coscienza della comunicazione 3.0, il solo liberitutti è lui: Whatsapp. E’ veloce, efficace e sa sempre tutto. E’ multifunzionale: scrittura, voce, video, foto, simboli; Signore incontrastato di questo Rinascimento; vittima e carnefice, áncora, egocentrico protagonista in ufficio, a casa, in piazza, in un qualsiasi gruppo umano.

Hai detto gruppo? Hai detto gruppo? Anatema, pentienziagite direbbe Umberto Eco. Il gruppo Whatsapp è l’Agorà 2.0, la piazza, il pulpito e la gogna.

I gruppi esistono in varia declinazione e nascono come funghi: ufficio, colleghe, colleghe simpatiche, compleanno della collega, riunione di domani, amiche (in decinaia di sottodeclinazioni), regali/feste (si autogenerano), famiglia (in svariate sotto declinazioni) etc... e tutti con picchi di creatività notevole:

#  Gruppo: regalo di laurea per Maria
Domanda: non ho capito per chi sono i 20 euro, e poi per cosa?

#  Gruppo: cena di Natale
Domanda: scusate per le verruche avete consigli?

E poi: faccine a pioggia, errori di battitura e messaggi criptici dettati e non corretti

Il pezzo “i gruppi whatsapp” è trend topic su tutte le piattaforme comiche. Ha salvato carriere, creato carriere tutte attorno a una sola dichiarazione di fantozziana memoria: “la chat di classe è una cagata pazzesca”….92 minuti di applausi, standing ovation, candidato alle presidenziali USA.

Oggi, dopo 10 anni di gruppi classe, voglio dire una cosa controcorrente: alla fine A ME I GRUPPI classe, ufficio, amici MI piacciono un sacco! C'è voluto tempo ma ho imparato a capirli, a usarli, a leggerli. Tutti hanno un po' imparato direi. Si fanno lì dentro le stesse cose che si facevano negli anni ’80 salvo che invece di stare seduta sul divano, mentre faccio una domanda qualsiasi posso fare altre 556 cose: stendere, cucinare, camminare, ascoltare musica, e anche quelle che non si possono scrivere sul blog. La differenza tra me e mia mamma è lei per chiedere alla mamma di Gegia i compiti per domani avrebbe dovuto sedersi, comporre il numero sul telefonone della SIP, sperare che fosse a casa, fare due chiacchiere di circostanza e poi arrivare al punto. Totale 15 minuti. Era fuori luogo? Era inopportuna? Forse. Ma era segreta, tutt'al più se la mamma di Gegia avesse voluto raccontare della domanda inopportuna avrebbe dovuto rifare tutta la trafila della telefonata per dirlo a qualcuno e allora sai cosa c’era? Pazienza, vado a fare la spesa. A domanda…risposta e sciao, la notiziola della domanda inopportuna era relegata a chiacchiere tra 4 mura.

Oggi ogni esposizione è pubblica e ha un prezzo da pagare. Le mura non esistono più, o meglio non sono più per sole 4 persone ma per i “follower” - mai meno di una centiade.

Ogni tanto leggo e mi viene da ridere, da sorridere, da rispondere, da ribattere. Ogni tanto invece mi spiace per quei silenzi rumorosi che come il vapore non fanno rumore ma si sa bene che trovano sfogo da qualche parte. Sì perchè tutto ciò che si scrive viene giudicato, analizzato e amplificato. Che faticaccia fanno in tanti. Io - che nella rosa di emozioni preferisco quella dell'indignazione - che per prima scrivo cose sbagliate e leggo cose in modo sbagliato...consiglio a tutti LEGGEREZZA, supporto, comprensione per tutto quello che c'è dietro lo schermo. Come si dice? Mettersi le scarpe di qualcuno prima di giudicare? Ecco, mettiamoci dietro quella tastiera e poi ne parliamo.

Detto questo, grazie di aver letto. Oggi avevo voglia della mia dose di palcoscenico.
E ora...che parlino gli haters perché i consensi sono fuori moda.

lunedì 23 settembre 2019

Volevo solo...


Ore 22:00 cucina pulita, tavola apparecchiata per la colazione, lavapiatti in funzione, silenzio in casa. Marie Kondo scansate. 

Vado a letto, anzi no, ho voglia di una tisana

Ed è subito Apocalisse


  1.  La cucina è pulita ma io la tisana la voglio…e intanto che ci penso sono le 22:05 ma intanto ho controllato i diari e firmato due avvisi per Mini e Micro, multitask 24 ore al giorno
  2. La tisana, giusto. Antina e mug. Quale? Io adoro i mug, nel dubbio chi mi conosce mi regala un mug, scegliere è sempre una lotteria! Questa, no questa che è più grande, però è pesante, questa, sì…trovata!
  3. La tisana, giusto. Tisana, pare facile…ne ho 87 tra foglie e filtri, prendi la scatola che contiene le scatole, è bellissima, di legno con il vetro, pesa un tot ma ne è troppo bella...però forse preferisco quelle in foglie nei barattoli, non lo so vorrei quella per digerire, ma anche quella per dormire però forse ho le gambe gonfie, vediamo…la malva o il ginseng, però lo zenzero...
  4. Trovata! Ovviamente quella fresca quindi ci vuole filtro, cucchiaino e foglioline che vanno dappertutto e sono le 22:11
  5. Rimetti a posto le tisane, i barattoli, le scatole, la scatola, non ci stanno, ricomincia daccapo, è un tetris ma ce la puoi fare, oh guarda, la camomilla non è finita, magari cambio idea  ma no dai, stasera no, rimetti tutto a posto.
  6. L’acqua: del rubinetto? Il lavandino è tanto bello pulito, senza una goccia, odio chi usa la cucina dopo che è stata pulita. Della bottiglia? Apro il frigo, chi ha messo via la bottiglia quasi vuota? La finisco ma non mi basta, vado in balcone porto il vuoto, metto il vetro nella cassetta, il tappo nella plastica, prendo quella piena, metto già la guarnizione di plastica nel bidone e già che ci sono chiudo il sacco così domani lo porto giù mentre esco e rimetto un sacco nuovo che non si sa mai ma sono dentro perché li ho appena comprati e apri la confezione e butta la fascetta nel contenitore della carta, accidenti qualcuno ha buttato una scatola senza romperla, aspetta che rompo la scatola, butto la fascetta e torno alla plastica. Taglia un sacco nuovo dal rotolo, non è come dirlo, ci vuole Hulk ma tira qui e tira lì ecco fatto. Sacco vecchio qui, sacco nuovo lì, rotolo di sacchi qua. Cosa stavo facendo? Ah sì, la tisana. E sono le 22.17
  7. Tazza piena d’acqua, ovviamente il lavandino si è bagnato, va là che passo la pezzuola ma guarda qui questa macchietta non l’avevo vista, aspetta che con lo spray la tolgo. Ci vuole lo spray per l’acciaio, è nello sgabuzzino, ah ma guarda è finito il detersivo, meglio aggiornare la lista della spesa così domani la faccio on line, mi sa che sono finiti anche i biscotti, andiamo a vedere. Cosa stavo facendo? Ah sì, la tisana. E sono le 22:23
  8. Ding! Fa il microonde. Finalmente. Vado a berla sul divano, con il vassoietto tanto caruccio che mi hanno regalato per il compleanno nmila anni fa. Antina, vassoietto che siccome è piccolo cade sempre dietro. Microonde, tazza…scotta un po’, ci vuole la presina, prendi la presina.
  9. Togli il filtro ma occhio alle gocce e alle foglioline; vanno nell'umido ma non cadono tutte mannaggia a loro, però guarda come è pieno…potrei quasi buttare anche l’umido domattina, aspetta che lo chiudo e lo metto vicino alla plastica, poi rimetto il sacchetto nuovo che è là dietro i sacchetti, porca miseria cascano sempre dietro al cestino. Fatto. Sacco pieno qui, sacco nuovo nel bidoncino e via.
  10. Sciacquo il filtro nel lavandino ma con cura perché le foglioline rimaste che cadono nel filtro del lavandino, anche loro vanno nell'umido e non nello scarico ma porca paletta ho appena chiuso il sacchetto, che palle bagnare il sacchetto nuovo con le foglioline della tisana che poi fa il fondino con l'acqua…Greta fattene una ragione le butto nel nero dove ci sono altre mila cosa e che potrei chiudere per portarlo già ma a questo punto della differenziata non me ne frega più una fava, devo asciugare il lavandino che è viola come la mia tisana, la tisana si è raffreddata, ho in giro la presina, il filtro, il vassoietto e a breve anche la tazza vuota e per fortuna che non metto zuccheri vari altrimenti avrei anche il cucchiaino.
  11. Sono le 22:30, volevo solo una tisana e il divano e invece sono intrappolata in un loop spazio temporale perverso. Non riesco a uscire dalla cucina che con i tentacoli della raccolta differenziata, del lavandino pulito altrimenti le donne di 4 generazioni dietro di me si ribellano e mi fanno dormire male, la tisana fa schifo, è gelata e non la voglio più. Chi non è andato a letto sta guardando la partita perché ho perso il turno per la scelta del film e io provo a uscire dalle sabbie mobili attaccata agli stipiti della cucina che confinano con la lavanderia che canta suadente le sue canzoni ipnotiche: vieni a stendere, riempimi, svuotami, piegami… nooooooo


Volevo una tisana rilassante, adesso ho bisogno le gocce!

lunedì 9 aprile 2018

Pensavo fosse un ladro, invece era un benefattore


Sono arrivata alla fase 2.0 della mio percorso di vita e ho imparato una lezione: se cambi l’ordine dei fattori, cambi il risultato e il risultato nuovo è quello giusto.

Un fattore di esempio: il ladro. Non è un vero criminale ma un life coach. Non è lui che ruba, ma io che espongo una debolezza, lui – con il suo gesto premuroso – mi aiuta a non ripeterla, ad alzare il mio livello di attenzione. Ho cambiato l'ordine dei fattori e il risultato magicamente suona saggio.

Mannaggia...e c’è chi paga migliaia di euro per imparare quello che io ho imparato in pochi minuti.

La “via di Damasco” che ha cambiato la mia vita è stata una cena consegnata a casa, come si usa fare oggi. Il ragazzo ha lasciato la bici sotto il portone – dentro un cancello chiuso, in una proprietà privata – incustodita per pochi minuti. Quando è sceso la bici non c’era più ed è giusto così perchè è il risultato di una serie di errori. Se facciamo il più classico crash meeting - come in azienda - tutto appare più chiaro:
  • errore: la cena delivery è un’aberrazione moderna: arriva fredda, non è elegante, sminuisce il valore del ristorante e del cibo, non è etica, è consegnata da ragazzi sottopagati e senza sicurezze. Ho sbagliato ad alimentare questo orrore moderno.
  • errore: avrei dovuto chiamare le forze dell’ordine per denunciare ignoti per il furto di un bene mobile non registrato e incustodito e invece ho regalato al ragazzo una bicicletta…
  • errore: la bicicletta era incustodita e non legata - seppure in un luogo chiuso e privato ma lui non avrebbe dovuto lasciarla, nemmeno per essere più veloce, avrebbe dovuto legarla e fare con calma
  • errore: lui non dovrebbe accettare di lavorare in questo modo, dovrebbe pretendere un mezzo di trasporto aziendale, protetto e assicurato, dovrebbe lottare per i suoi diritti di lavoratore
  • errore: ci vuole una sorveglianza notturna, chi ha votato per il no in assemblea ha sbagliato e adesso è tutto chiaro 

Insomma…grazie signor ladro per aver spostato la bici. E' arrivato il momento di riabilitare questa figura professionale che ha una funzione sociale molto importante e finora è stata così bistrattata. Ora basta.

Chi ci crea delle difficoltà lo fa per il nostro bene, per dare una lezione di responsabilità personale e civica. Quelli che finora chiamiamo criminali in realtà compiono un servizio è ora di aprire gli occhi.

Se non ci fossero i ladri, non ci sarebbero sistemi di sicurezza; se non ci fossero i bulli, non ci sarebbero le palestre, se non ci fossero i writer non ci sarebbero le squadre di pulizia… se non ci fossero crimini, non ci sarebbe tutto un indotto che tiene in realtà in piedi questa nostra società, se non ci fossero problemi...non ci sarebbero soluzioni.

Grazie signore che ha spostato la bici al ragazzo delle consegne e grazie a chi ha cambiato il corso della mia vita illuminandola di saggezza.

venerdì 6 ottobre 2017

viavai

Ieri io ho portato lei lì mentre lui portava l'altro là. Poi sono tornata qui, e ho portato l'altra là. Abbiamo aspettato aspettato aspettato e sono anche tornata qui perché lui mi ha dato uno strappo e poi sono tornata là di corsa.

A quel punto volevo dare un pugno a un tizio ma era molto figo quindi pazienza. E siamo tornate qui con le pive nel sacco.

Nel frattempo una è andata là e poi lì - per niente - e quindi è andata là. Siccome alla fine qui è arrivata anche lei, io sono andata là con l'altra così adesso sappiamo tutto (ma da lì siamo dovute andare là perché lì era sbagliato). ho anche salutato lei...super sorpresa.
Poi da lì sono andata là e poi là - per niente perché lui era là e finalmente sono tornata qui e sono andata su, poi giù poi su e alla fine ci sono rimasta.

Ho fatto questo e quello, ho parlato con uno e con l'altro e poi...pazienza...è andata così. Ero stanchissimo, esattamente come chi sta leggendo e allora ho convinto Morfeo a venirmi in soccorso.

E così finisce la disavventura della signora bonaventura che nonostante tutto ha ancora una voglia matta di riderci su!

#donneconlepalle #squadrafortissimi #giridigiostra #familytime #worklifebalancemadove

mercoledì 15 marzo 2017

di dubbi e certezze e libertà

Sono nostalgica. E' uno dei miei peggiori difetti. O un segnale di precoce senilità? 

Il gusto dolce amaro della nostalgia mi fa vagheggiare nel continuum spaziotemporale e la “rete” moderna non ferma la folle corsa.

Ieri se volevi truccarti c’era Diego della Palma, un oracolo. Oggi c’è la routine koreana e una MUA in ogni cantone. Una volta in bagno avevo due creme: giorno e notte. Oggi ho dovuto montare una mensola aggiuntiva e forse me ne servirà un’altra per prodotti che mi ridaranno i vent’anni. L’ha detto iomitruccoperchèmiamo.com

Ieri se volevi cucinare c’era Wilma de Angelis che dalle frequenze di TeleMontecarlo raccontava passo passo come preparare le penne panna-e-piselli. Ho scritto milioni di parole sotto dettatura. Oggi ogni 3 minuti ho accesso ad un video che in 3 minuti in time lapse, con la musica degli AC/DC, racconta per immagini sincopate ricette complicatissime, vere ere d’arte. Ma non so cosa cucinare stasera.

Ieri i cartoni animati erano la proiezione del futuro. Volevo diventare dolce come Candy, atletica come Mimì, forte come Oscar, curvy come Venusia, allegra come Heidi e avere un cane simpatico come Spank! Più da grande pensavo che la casalinga media era organizzata come Samantha, che una mamma in carriera era rilassata come Claire Robinson. In realtà sono cresciuta spanata come nonna Abelarda, ingenua come Pollyanna e con l’autostima di Calimero. Devo aver fatto confusione da qualche parte!

Oggi gli eroi di Mini e Micro oscillano tra femmine con uno standing di dubbia reputazione ma rigorosamente politically correct e maschi con i capelli immobili e totalmente decerebrati. E se è pur vero che noi siamo cresciuti tormentati dai dubbi gender-esistenziali di Oscar, dai traumi di Candy la parìa, da un cane che camminava a due zampe e da un padre ologramma...è anche vero che ci venivano somministrati in dosi omeopatiche: 1 puntata a settimana, 20 minuti ogni giorno. Non potevano fare grandi danni. Oggi durano 20 secondi, non hanno capo nè coda e c’è uno zilione di canali che ne trasmette zilioni 24/7.

Ieri avevo delle certezze granitiche incastonate tra la libreria della cameretta e il mobile della tv - custodito da un cerbero assoldato da papà e mamma che lo accendeva per 20 minuti al giorno a sua indiscutibile discrezione. Oggi quelle certezze le ho perse tutte difronte al google di tutorial (“istruzioni” non si dice più), alle blogger che tutto sanno, tutto fanno e sono sempre perfette "in every way" come, di più e peggio di Mary Poppins. E’ frustrante.

Il sovraccarico di informazioni e istruzioni uguali e contrarie è come una degustazione di prosecco: la sbronza è dietro l’angolo. Tutto condito dal modernissimo principio del “fatto come una volta”. Uffa, allora rivoglio Diego e Wilma e Candy e l’Olandesina e non una cavalcata di giovani Valchirie super sapute.

In rete si trovano tutorial e conundrum (dubbi e domande è un concetto arcaico) per rifare il letto con l'hospital corner (angolo rincalzato fa contadino); per scegliere in quale dito mettere quale anello perchè il mondo colga un messaggio; per saltare con l'elastico, per cuocere un uovo sodo.
Muoversi in rete è come toccare una lama: è brivido e vertigine, piacere e pericolo. La rete consegna certezze (e dubbi che poi risolve e poi ricomplica e poi risolve ancora), ha tutte le risposte, è conoscenza illimitata, è LIBERTA'. E’ libertà?

lunedì 23 gennaio 2017

Storie di famiglia, di mandala e di libri

Difficile raccontare questi 6 mesi lontano dal diario. Rischierei di essere molto romantica, decisamente malinconica, molto triste o amaramente divertente. Il succo è che a casa Maxi abbiamo finito di leggere un romanzo intenso, travolgente, unico.

E adesso stiamo come quando chiudi un libro fantastico e leggi le ultime dieci righe – che prima le scorri perché vuoi sapere come finisce – poi rallenti perchè hai paura di rovinarti il finale. Che parola dopo parola arriva comunque.

Come quando finisce una serie TV che non rifaranno mai più, e l'ultima scena è proprio l'ultima. Riguardi le puntate, studi a memoria le battute ma tanto la scena finale non cambia.

Ecco, stiamo così e anche se abbiamo letto e riletto le ultime pagine, guardato e riguardato le ultime scene non siamo riusciti a cambiare il finale.

E adesso siamo in quella fase in cui non sai cosa leggere. Quando ti aggiri tra gli scaffali della libreria ma niente somiglia al libro che hai appena finito. Quando cerchi tra i film uno che ti travolga nello stesso modo ma non trovi niente: quelli in bianco e nero sono troppo datati, quelli a colori sono troppo moderni e continui a prendere in mano i titoli e “Via col vento” sarebbe bello ma magari lo guardo domani perchè in fondo “domani è un altro giorno” e anche “Apocalypse Now” sembra una buona idea ma esclusa la cavalcata delle Valchirie non ho voglia.

Ecco, siamo così ma per fortuna non da soli, circondati da decinaia di persone armate di buoni consigli e cattivi esempi, parole sagge e soluzioni.

Adesso - sei mesi dopo - stiamo che abbiamo stanze imbiancate di fresco, mobili in attesa di tornare al loro posto e poca voglia di pensarci; vecchi mobili a cui abbiamo fatto il lifting che adesso sembrano…vecchimobiliconillifting - ma non glielo diciamo, così loro si danno le arie di sembrare giovani; abbiamo magliette dentro sacchetti sotto vuoto e vestiti appesi in balcone al freddo; abbiamo una lavatrice nuova che a questo punto sembra vecchia; una stanza piena che sembra vuota; un letto nuovo che sembra vecchio; cassetti pieni di cose inutili e lenzuola vecchie che sembrano nuove; abbiamo iniziato mille progetti e portato a termine nessuno sempre inseguendo qualcos'altro.

Ecco, stiamo così. Veronilla e la sua squinterna famiglia si sono schierati a testuggine romana per difendersi dai cattivi e hanno scoperto che Marco Antonio la sapeva lunga; lo schieramento funziona, richiede un grande sforzo collettivo ma funziona. Più o meno. Perché non c’è battaglia senza vittime.

Adesso stiamo così e siamo sicuri che domani saremo ancora così ma con la certezza che il lavoro di squadra paga ma che noi siamo più di una squadra, più di un esercito: siamo una famiglia. Distonici e disfunzionali, manifestamente conflittuali, antipatici ed empatici nello stesso discorso, incapaci di prenotare un ristorante senza litigare per fatti del '82 ma capaci di sedersi alla stessa tavola. Se non fossimo stati così non saremmo riusciti a uscire da questa quarta guerra punica. Guerra che ci ha catapultato da un "prima" complicato ma sicuro a un “dopo” tutto da capire. Per ora stiamo cercando un nuovo libro da leggere e soprattutto un nuovo ordine delle cose e delle persone.


Questi ultimi 6 mesi sono come un mandala confuso pieno di curve e di disegni nei disegni e di righe che non vanno da nessuna parte e di spazi vuoti. Ecco come si fa a raccontare questi sei mesi, con una scatola di colori e tanta pazienza. E noi faremo proprio così, continueremo a colorare, a raccontare e a raccontarci e la memoria sarà LA nostra salvezza.

A tutti buon anno, a qualcuno buon viaggio